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	<title>Fisioterapista &#8211; Frattamaggiore &#8211; Dr. Vitale Antonio</title>
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	<description>Percorsi riabilitativi personalizzati per il tuo recupero completo.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 15 Sep 2026 10:57:37 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Fisioterapista &#8211; Frattamaggiore &#8211; Dr. Vitale Antonio</title>
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		<title>Tendinite, tendinosi o tendinopatia: cosa succede davvero al tuo tendine</title>
		<link>https://www.drvitaleantonio.it/blog-tendinopatia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 18:58:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tendinopatia: perchè il riposo non basta, cosa succede nel tuo tendine, i sintomi da riconoscere, le 4 fasi della riabilitazione e gestione in&#038;off-season.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi ha a che fare con patologie del tendine si trova spesso sommerso da termini tecnici e spiegazioni infinite su cause, trattamenti e gestione, soprattutto se pratica attività sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari ti hanno detto che hai una “tendinite” e ti aspettavi che passasse con il riposo. La delusione che provi è comprensibile ma nasce da un’informazione superata. Il tendine dolente, infatti, non è un tessuto infiammato, bensì un sistema in disequilibrio, dove carico meccanico, risposta immunitaria e alterazioni vascolari si intrecciano in un ciclo che si autoalimenta<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché oggi si dice “tendinopatia” e non più “tendinite”?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La parola &#8216;tendinite&#8217; finisce in “-ite”, e in medicina quel suffisso indica un’infiammazione acuta. Il problema è che nella maggior parte dei casi di dolore tendineo persistente quell&#8217;infiammazione acuta classica non c’è. Usare &#8216;tendinite&#8217; ti porta a pensare che basti un antinfiammatorio o qualche giorno di riposo per risolvere, ma non è così che funziona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo gli esperti preferiscono “tendinopatia”: è un termine più corretto, che include tutto quello che avviene nel tendine: dolore, cambiamenti nelle cellule, alterazioni della struttura senza ridurlo a una semplice infiammazione.<a href="https://www.drvitaleantonio.it/wp-admin/post.php?post=456&amp;action=edit#_ftn1">[1]</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perchè il riposo non basta</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il tendine riceve troppo carico, o al contrario troppo poco, le sue cellule (i tenociti) perdono l’equilibrio metabolico che normalmente mantengono. Cambiano il modo in cui producono energia, accumulano depositi lipidici e questo altera la qualità della struttura che sostiene il tendine<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a><a href="#_ftn3" id="_ftnref3">[3]</a><a href="#_ftn4" id="_ftnref4">[4]</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ per questo che il riposo peggiora le cose invece di risolverle: il tessuto ha bisogno di uno stimolo controllato, non di inattività.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa avviene nel tendine a livello biologico</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A livello biologico, la tendinopatia si sviluppa quando il tendine viene sottoposto a uno stress meccanico eccessivo o a un rapido cambiamento di carico che supera la sua capacità di adattamento. Questo innesca un circolo vizioso patofisiologico (definito &#8220;tendinopathic loop”).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura ben ordinata di collagene di Tipo I (la forma forte e ordinata) si frammenta e viene sostituita da collagene di Tipo III, una forma più debole e disorganizzata, depositata in modo caotico. Si verifica un accumulo di proteoglicani (sostanze che trattengono acqua ) e sostanza fondamentale che richiamano acqua, causando un rigonfiamento del tessuto. Crescono inoltre nuovi microvasi aberranti, accompagnati da sottili fibre nervose sensoriali che rilasciano neurotrasmettitori (sostanze chimiche che trasmettono il segnale doloroso)<a id="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’ecografia e la risonanza magnetica ti possono ingannare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste una marcata discrepranza tra ciò che si vede all’ecografia o alla risonanza e ciò che senti realmente. Anomalie strutturali sono comuni anche in persone completamente asintomatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è: i tendini patologici presentano porzioni di tessuto sano e ben allineato (la “ciambella”) sufficienti a compensare l’area disorganizzata (il “buco”). La diagnosi e il monitoraggio devono rimanere prevalentemente clinici e funzionali, non basati sui referti radiologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere questo paradigma riduce l’impatto negativo dei referti “catastrofici” che spesso causano paura del movimento ed evitamento del carico<a href="#_ftn6" id="_ftnref6">[6]</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I principali sintomi di una tendinopatia</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Dolore localizzato e dose-dipendente</strong>: Il dolore è tipicamente ben circoscritto alla sede del tendine interessato (es. polo inferiore della rotula o corpo centrale/inserzione del tendine d&#8217;Achille) e non tende a irradiarsi. Aumenta in modo proporzionale alla magnitudo e alla velocità del carico applicato: attività veloci che richiedono accumulo e rilascio di energia elastica (come salti, sprint, scatti e cambi di direzione) evocano un dolore maggiore rispetto a movimenti lenti o a basso carico.</li>



<li><strong>Fenomeno del riscaldamento</strong>: Nelle fasi iniziali o intermedie, il dolore e la rigidità si presentano all&#8217;inizio del movimento o dell&#8217;allenamento, ma tendono ad attenuarsi o scomparire dopo pochi minuti di riscaldamento.</li>



<li><strong>Rigidità mattutina o dopo inattività</strong>: È molto frequente avvertire dolore e rigidità al mattino ai primi passi appena scesi dal letto (&#8220;morning stiffness&#8221;) o quando ci si rimette in movimento dopo essere stati seduti a lungo.</li>



<li><strong>Reazione ritardata nelle 24 ore: I</strong>l tendine risponde all&#8217;eccesso di sollecitazione con un aumento del dolore o della rigidità il giorno successivo o nelle 24 ore successive all&#8217;attività.</li>



<li><strong>Gonfiore e ispessimento locale</strong>: Il tendine può presentarsi visibilmente o palpabilmente ispessito o leggermente gonfiabile a causa dell&#8217;accumulo di fluidi e proteoglicani nella matrice.</li>



<li><strong>Perdita di funzione e calo delle prestazioni</strong>: Si riduce la tolleranza allo sforzo e la capacità del tendine di agire come una molla efficiente, compromettendo la velocità, l&#8217;agilità e la potenza<a id="_ftnref7" href="#_ftn7">[7]</a>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Capiti i sintomi, la domanda successiva è: come si tratta?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come bisogna riabilitare il tendine</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La riabilitazione della tendinopatia si basa su un solo pilastro: l&#8217;esercizio terapeutico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiave è la modulazione del carico: non significa fermarsi del tutto, ma ridurre o sostituire temporaneamente solo le attività che provocano dolore (salti, sprint, cambi di direzione veloci) mantenendo il tendine attivo entro limiti tollerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 1: Isometria</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella fase iniziale, quando il tendine è molto irritabile, l&#8217;obiettivo è ridurre il dolore senza sottoporre il tessuto a forze dinamiche. Si usano contrazioni statiche mantenute per 30-45 secondi, al 70-80% della tua forza massima, ripetute 4-5 volte con pause di recupero<a href="#_ftn8" id="_ftnref8">[8]</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 2: Heavy Slow Resistance</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il dolore è sotto controllo, si passa a movimenti dinamici pesanti ed eseguiti lentamente tipicamente 3 secondi per salire e 3 secondi per scendere, per un totale di 6-7 secondi a ripetizione. I carichi partono leggeri (circa 15 ripetizioni massime) e progrediscono fino a carichi molto pesanti (6 ripetizioni massime), circa 3 volte a settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo stimola la sintesi di collagene e aumenta la rigidità del tendine. Lo stimolo chiave è la deformazione meccanica del tessuto (circa il 4,5-6,5%) indipendentemente dal fatto che la contrazione sia concentrica o eccentrica<a href="#_ftn9" id="_ftnref9">[9]</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 3: Accumulo e rilascio di energia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il tendine ha recuperato forza e rigidità, bisogna riallenarlo a funzionare come una molla: accumulare e rilasciare energia elastica ad alta velocità. Si introducono gradualmente salti, decelerazioni, sprint e cambi di direzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la fase più provocativa, quindi va programmata con attenzione: ogni 2-3 giorni, per dare al tendine 48-72 ore di recupero tra una sessione e l&#8217;altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Isometria, heavy slow resistance, esercizi concentrici, eccentrici e pliometria stimolano tutti la sintesi di collagene, ma il tipo di contrazione è meno importante rispetto all&#8217;intensità e al tempo totale sotto tensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fase 4: Ritorno allo sport</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima fase reintegra progressivamente l&#8217;atleta negli allenamenti di squadra e nella competizione, replicando i volumi, le velocità e l&#8217;imprevedibilità del gesto specifico del proprio sport.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gestione in-season vs off-season</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la stagione agonistica, è molto complesso guarire da una tendinopatia. L’obiettivo primario è la gestione sintomatica per garantire la performance: si utilizzano esercizi a basso carico e a basso dosaggio e si modifica il carico sportivo (riduzione di salti e decelerazioni) senza pretendere un rimodellamento biologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fuori stagione, invece, si mira a ripristinare la piena capacità del tendine di accumulare e rilasciare energia elastica tramite una programmazione con esercizi che vanno dai più semplici fino ad avvicinarsi al gesto sportivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quanto tempo ci vuole?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono tempistiche fisse. La progressione da una fase all&#8217;altra dipende dalla risposta sintomatica: se il dolore aumenta o la rigidità peggiora nelle 24 ore successive, si torna indietro o si riduce il carico. La pazienza e la costanza contano più della velocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bibliografia:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a>Gehwolf R, Tempfer H, Cesur NP, Wagner A, Traweger A, Lehner C. Tendinopathy: The Interplay between Mechanical Stress, Inflammation, and Vascularity. Adv Sci (Weinh). 2025 Sep;12(36):e06440. doi: 10.1002/advs.202506440. Epub 2025 Aug 26. PMID: 40855996; PMCID: PMC12463082.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a>Kjær M, Magnusson P, Krogsgaard M, Møller JB, Olesen J, Heinemeier K, et al. Extracellular matrix adaptation of tendon and skeletal muscle to exercise. Journal of anatomy. 2006;208(4):445-50\.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a>Kubo K, Ikebukuro T, Maki A, Yata H, Tsunoda N. Time course of changes in the human Achilles tendon properties and metabolism during training and detraining in vivo. European journal of applied physiology. 2012;112(7):2679-91\.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref4" id="_ftn4">[4]</a>Bohm S, Mersmann F, Aram-patzis A. Human tendon adapta-tion in response to mechanical loading: a systematic review and meta-analysis of exercise intervention studies on healthy adults. Sports medicine-open. 2015;1(1):1-18\.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref5" id="_ftn5">[5]</a>Millar NL, Silbernagel KG, Thorborg K, Kirwan PD, Galatz LM, Abrams GD, Murrell GAC, McInnes IB, Rodeo SA. Tendinopathy. Nat Rev Dis Primers. 2021 Jan 7;7(1):1. doi: 10.1038/s41572-020-00234-1. Erratum in: Nat Rev Dis Primers. 2021 Feb 3;7(1):10. doi: 10.1038/s41572-021-00251-8. PMID: 33414454.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref6" id="_ftn6">[6]</a>Turner J, Malliaras P, Goulis J, Mc Auliffe S. &#8220;It&#8217;s disappointing and it&#8217;s pretty frustrating, because it feels like it&#8217;s something that will never go away.&#8221; A qualitative study exploring individuals&#8217; beliefs and experiences of Achilles tendinopathy. PLoS One. 2020 May 29;15(5):e0233459. doi: 10.1371/journal.pone.0233459. PMID: 32469914; PMCID: PMC7259496.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref7" id="_ftn7">[7]</a>Vicenzino B, de Vos RJ, Alfredson H, Bahr R, Cook JL, Coombes BK, Fu SN, Gravare Silbernagel K, Grimaldi A, Lewis JS, Maffulli N, Magnusson SP, Malliaras P, Mc Auliffe S, Oei EHG, Purdam C, Rees JD, Rio EK, Scott A, Speed C, Akker-Scheek IVD, Weir A, Wolf JM, Zwerver J. ICON 2019-International Scientific Tendinopathy Symposium Consensus: There are nine core health-related domains for tendinopathy (CORE DOMAINS): Delphi study of healthcare professionals and patients. Br J Sports Med. 2020 Apr;54(8):444-451. doi: 10.1136/bjsports-2019-100894. Epub 2019 Nov 4. PMID: 31685525.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref8" id="_ftn8">[8]</a>Goom TS, Malliaras P, Reiman MP, Purdam CR. Proximal Hamstring Tendinopathy: Clinical Aspects of Assessment and Management. J Orthop Sports Phys Ther. 2016 Jun;46(6):483-93. doi: 10.2519/jospt.2016.5986. Epub 2016 Apr 15. PMID: 27084841.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref9" id="_ftn9">[9]</a>Malliaras P. Physiotherapy management of Achilles tendinopathy. J Physiother. 2022 Oct;68(4):221-237. doi: 10.1016/j.jphys.2022.09.010. Epub 2022 Oct 21. PMID: 36274038.</p>
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		<title>Comprendere e gestire l’artrosi del ginocchio</title>
		<link>https://www.drvitaleantonio.it/blog-artrosi/</link>
					<comments>https://www.drvitaleantonio.it/blog-artrosi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 15:10:17 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.drvitaleantonio.it/?p=419</guid>

					<description><![CDATA[Artrosi del ginocchio: cause, sintomi e trattamenti conservativi. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Storicamente, l&#8217;artrosi è stata definita come una patologia degenerativa dell&#8217;articolazione derivante dall&#8217;usura e dalla progressiva perdita della cartilagine articolare<a id="_ftnref1" href="#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. Ma ad oggi si tratta di una visione incompleta: L&#8217;artrosi è una condizione più complessa di quanto si pensasse in passato, ora sappiamo che coinvolge meccanismi che riguardano l’intero organismo<a id="_ftnref2" href="#_ftn2"><sup>[2]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello sviluppo dell’artrosi giocano un ruolo diversi fattori: deficit di forza, disfunzione metabolica, stati infiammatori di basso grado, e il modo in cui il sistema nervoso processa i segnali di dolore. Questi aspetti sono modificabili e agire su di essi produce benefici non solo sul dolore articolare, ma anche sul benessere complessivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiave sta nel comprendere che questi fattori non agiscono isolatamente ma si influenzano reciprocamente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Quando i muscoli della gamba sono deboli, l&#8217;articolazione subisce maggiori sollecitazioni durante il movimento. Questo porta a microdanni ripetuti che alimentano l&#8217;infiammazione locale, che a sua volta ostacola l’attivazione piena del muscolo, generando un circolo vizioso.</li>



<li>Il tessuto adiposo in eccesso produce sostanze che mantengono un&#8217;infiammazione leggera ma persistente, che a sua volta influisce sulle articolazioni. Inoltre, ogni chilo in più rispetto al proprio peso forma moltiplica le forze che attraversano il ginocchio durante il cammino.</li>



<li>Quando è presente una disfunzione metabolica (come nel diabete, nella resistenza insulinica o nell’ipercolesterolemia), le cellule della cartilagine riducono la loro capacità rigenerativa, mentre l&#8217;infiammazione stessa peggiora ulteriormente la funzione metabolica<a id="_ftnref3" href="#_ftn3"><sup>[3]</sup></a>.</li>



<li>Il dolore persistente modifica il modo in cui il cervello processa i segnali dall&#8217;articolazione, amplificandoli. Questo porta a contrarre meno i muscoli per protezione e ad aumentare lo stress meccanico sull&#8217;articolazione, generando altro dolore<a id="_ftnref4" href="#_ftn4"><sup>[4]</sup></a>.</li>



<li>Un sonno di scarsa qualità abbassa la soglia del dolore e amplifica la sensibilizzazione del sistema nervoso centrale. Chi dorme male percepisce gli stessi segnali articolari come più intensi, attiva meno i muscoli e ha difficoltà ha recuperare l&#8217;energie<a id="_ftnref5" href="#_ftn5"><sup>[5]</sup></a>.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Radiografie, sintomi e diagnosi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le alterazioni visibili a radiografie o risonanze non sempre corrispondono all’intensità del dolore. Alcune persone hanno segni marcati di artrosi senza sintomi rilevanti, mentre altre riferiscono molto dolore con immagini poco alterate<a id="_ftnref5" href="#_ftn5"><sup>[6]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo&nbsp; la diagnosi si basa prima di tutto sui <strong>sintomi</strong> riportati dal paziente e sulla visita clinica, usando la diagnostica per immagini come supporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i sintomi più tipici abbiamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Dolore al carico,</li>



<li>Rigidità mattutina breve durata (generalmente inferiore a 30 minuti)</li>



<li>Gonfiore ricorrente</li>



<li>Difficoltà nelle attività quotidiane</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Interventi non farmacologici di base</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le raccomandazioni recenti identificano alcuni interventi di prima linea che tutti i pazienti dovrebbero effettuare.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Comprendere la malattia, i fattori che influenzano il dolore e il ruolo dell’attività fisica.</li>



<li>Programmi di esercizio terapeutici,&nbsp; esercizio aerobico e training neuromuscolare possono ridurre il dolore e migliorare la funzione.</li>



<li>Nei soggetti in sovrappeso o obesi, la perdita di peso associata all’esercizio riduce il carico sul ginocchio e può migliorare i sintomi.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esercizio: tipologie e gestione del dolore</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le evidenze disponibili<a id="_ftnref6" href="#_ftn6"><sup>[7]</sup></a> riportano che l’esercizio, nell’artrosi di ginocchio, può migliorare dolore e funzione. Gli eventi avversi sono di solito pochi e lievi e con il supporto di un fisioterapista possono essere tranquillamente monitorati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I benefici dell’esercizio si costruiscono nel tempo: anche sedute brevi, ripetute durante la giornata o distribuite nella settimana, possono fare la differenza. L’intensità va aumentata con gradualità, partendo da un livello facile e arrivando, quando possibile, a un’intensità moderata o vigorosa. Un modo pratico per orientarsi è il “talk test”: se si riesce a parlare ma non a cantare, l’intensità è verosimilmente moderata; se prima di finire una frase serve fermarsi a riprendere fiato, l’intensità tende a essere vigorosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come riferimento, si può puntare a 150 minuti a settimana di attività aerobica&nbsp; (ad esempio 30 minuti per cinque giorni), fino ad arrivare a 300 minuti a settimana come suggerito dalle linee guida<a id="_ftnref7" href="#_ftn7"><sup>[8]</sup></a>. A questo si affiancano esercizi di rinforzo muscolare almeno due giorni a settimana e un lavoro dedicato all’equilibrio. Le opzioni possono includere attività aerobiche a basso impatto (camminata, bici, nuoto, esercizi in acqua) ed esercizi di forza (isometrici, con pesi e con elastici).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presso il mio studio di fisioterapia a Frattamaggiore e/o tramite consulenza online mi occupo di rendere tutto questo praticabile: insieme al paziente definisco gli obiettivi, scelgo gli esercizi più adatti e regolo progressioni, carichi e recuperi in base alla risposta individuale. In questo modo l’attività non viene “lasciata sulle spalle” del paziente ma inserita in un percorso guidato, con i dovuti accorgimenti quando serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la gestione del dolore vale una regola semplice: un lieve aumento durante o dopo l’esercizio può essere accettabile, soprattutto nelle fasi iniziali, se rientra rapidamente. Se invece il dolore aumenta in modo marcato e resta peggiorato nelle 24 ore successive, il programma va rivisto (tipo di esercizio, intensità, volume o recupero).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Farmaci e infiltrazioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I trattamenti farmacologici svolgono un ruolo di supporto nel controllo dei sintomi,  ma non modificano la storia naturale della malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le linee guida indicano come opzioni di prima scelta:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>FANS orali per periodi limitati, in assenza di controindicazioni.</li>



<li>Paracetamolo<a id="_ftnref8" href="#_ftn8"><sup>[9]</sup></a> il cui beneficio appare modesto e va pertanto valutato caso per caso.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Le infiltrazioni di corticosteroidi possono offrire sollievo a breve termine in presenza di riacutizzazione infiammatoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’acido ialuronico intra-articolare mostra risultati eterogenei e molte linee guida lo considerano non prioritario rispetto agli interventi di base.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando valutare la chirurgia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La chirurgia di sostituzione protesica viene presa in considerazione quando i sintomi rimangono gravi nonostante un percorso completo di trattamento conservativo. Le indicazioni principali riguardano il dolore persistente, la marcata limitazione funzionale e l’impatto sulla qualità di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Studi recenti<a id="_ftnref9" href="#_ftn9"><sup>[10]</sup></a> indicano che programmi di esercizio svolti prima dell’operazione possono migliorare la forza e il recupero funzionale post-operatorio. Anche in caso di chirurgia, quindi, la riabilitazione e l’attività fisica restano elementi centrali del percorso terapeutico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Miglior trattamento per l’artrosi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può gestire l&#8217;artrosi limitandosi a guardare solo il ginocchio. Soprattutto quando i sintomi non sono gravi, la terapia conservativa deve essere sempre il punto di partenza. Per funzionare davvero, però, questo percorso deve agire su più fronti: il controllo del peso, la qualità del riposo notturno, l&#8217;attività fisica regolare e un programma di esercizi su misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bibliografia:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1"><sup>[1]</sup></a> Hsu H, Siwiec RM. Knee Osteoarthritis. [Updated 2023 Jun 26]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2025 Jan-.&nbsp;Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK507884/</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2"><sup>[2]</sup></a> Herrero-Beaumont G, Castro-Dominguez F, Migliore A, Naredo E, Largo R, Reginster JY. Systemic osteoarthritis: the difficulty of categorically naming a continuous condition. Aging Clin Exp Res. 2024 Feb 20;36(1):45. doi: 10.1007/s40520-024-02714-w. PMID: 38376694; PMCID: PMC10879223.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn3" href="#_ftnref3"><sup>[3]</sup></a> Wei, G., Lu, K., Umar, M. et al. Risk of metabolic abnormalities in osteoarthritis: a new perspective to understand its pathological mechanisms. Bone Res 11, 63 (2023). https://doi.org/10.1038/s41413-023-00301-9</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn4" href="#_ftnref4"><sup>[4]</sup></a> Finan, P.H., Buenaver, L.F., Bounds, S.C., Hussain, S., Park, R.J., Haque, U.J., Campbell, C.M., Haythornthwaite, J.A., Edwards, R.R. and Smith, M.T. (2013), Discordance between pain and radiographic severity in knee osteoarthritis: Findings from quantitative sensory testing of central sensitization. Arthritis &amp; Rheumatism, 65: 363-372. https://doi.org/10.1002/art.34646</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn5" href="#_ftnref5"><sup>[5]</sup></a> Smith et al. (2025). Sleep disturbances and sleep quality among individuals with knee and/or hip osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. PubMed PMID: 41346985.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn5" href="#_ftnref5"><sup>[6]</sup></a> Culvenor&nbsp;AG,&nbsp;Øiestad&nbsp;BE,&nbsp;Hart&nbsp;HF, et al. Prevalence of knee osteoarthritis features on magnetic resonance imaging in asymptomatic uninjured adults: a systematic review and meta-analysis British Journal of Sports Medicine&nbsp;2019;53:1268-1278.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn6" href="#_ftnref6"><sup>[7]</sup></a> Fransen M, McConnell S, Harmer AR, et al Exercise for osteoarthritis of the knee: a Cochrane systematic review British Journal of Sports Medicine 2015;49:1554-1557.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn7" href="#_ftnref7"><sup>[8]</sup></a> POS1441-HPR EULAR RECOMMENDATIONS FOR PHYSICAL ACTIVITY IN PEOPLE WITH INFLAMMATORY ARTHRITIS AND OSTEOARTHRITIS: 2025 UPDATE Rausch Osthoff, A.K. et al. Annals of the Rheumatic Diseases, Volume 84, 1451</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn8" href="#_ftnref8"><sup>[9]</sup></a>Leopoldino AO, Machado GC, Ferreira PH, Pinheiro MB, Day R, McLachlan AJ, Hunter DJ, Ferreira ML. Paracetamol versus placebo for knee and hip osteoarthritis. Cochrane Database of Systematic Reviews 2019, Issue 2. Art. No.: CD013273. DOI: 10.1002/14651858.CD013273.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn9" href="#_ftnref9"><sup>[10]</sup></a> Prehabilitation Improves Knee Functioning Before and Within the First Year After Total Knee Arthroplasty: A Systematic Review With Meta-analysis Pascale Gränicher, Loes Mulder, Ton Lenssen, Johannes Scherr, Jaap Swanenburg, and Rob de Bie Journal of Orthopaedic &amp; Sports Physical Therapy 2022 52:11, 709-725</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il mal di schiena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2025 12:58:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mal di schiena: Epidemiologia, cause, miti vs realtà e il ruolo del fisioterapista.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il mal di schiena è la principale causa di disabilità a livello mondiale, 619 milioni di persone sono andate incontro al mal di schiena nel 2020 ovvero 1 persona su 13 questo rappresenta un aumento del 60% dal 1990. Si prevede che i casi di mal di schiena aumenteranno fino a 843 milioni entro il 2050<sup data-fn="01ed5f0d-dd7f-482b-9720-5e834371d3bd" class="fn"><a href="#01ed5f0d-dd7f-482b-9720-5e834371d3bd" id="01ed5f0d-dd7f-482b-9720-5e834371d3bd-link">1</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mal di schiena può colpire a qualsiasi età. Quasi tutti lo sperimenteranno nel corso della vita, ma solo in una piccola percentuale di casi si svilupperà una condizione persistente (di durata superiore a 3 mesi).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le cause del mal di schiena ?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il 90% dei mal di schiena è “non-specifico”, il che significa che non c’è una struttura definita (es. articolazione, muscolo, legamento, disco) identificabile come causa della condizione, né una malattia sottostante grave o specifica. Le cause più frequenti di mal di schiena comprendono disturbi minori a carico dei tessuti molli, come rigidità muscolari (comunemente definite contratture muscolari). In meno di 1 caso ogni 100 il mal di schiena è presente per una causa grave (ad esempio, una frattura, un’infezione o artrite infiammatoria, un tumore). Spesso, è causato da una combinazione di fattori ed anche i migliori approfondimenti radiologici (come una radiografia o una risonanza magnetica) non sono in grado di identificare una causa certa per la maggior parte dei mal di schiena persistenti.<sup data-fn="7d23cf07-c0e3-47b5-baf7-63aca9635328" class="fn"><a href="#7d23cf07-c0e3-47b5-baf7-63aca9635328" id="7d23cf07-c0e3-47b5-baf7-63aca9635328-link">2</a></sup></p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2753.png" alt="❓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Conosco altre persone che hanno trovato delle “alterazioni” della loro colonna vertebrale agli esami strumentali – e se anche la mia colonna vertebrale avesse queste “alterazioni”?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte “alterazioni” possono essere identificate attraverso gli esami strumentali, ma è ancora incerto se queste possano essere realmente la causa del tuo dolore. La maggior parte delle alterazioni segnalate negli esami strumentali rappresentano cambiamenti normali e molto comuni con l’avanzare dell’età. Anche persone senza mal di schiena possono comunemente presentare delle “alterazioni” agli esami strumentali. Ad esempio, se consideriamo le persone di mezza età, 6 su 10 presentano “alterazioni” agli esami strumentali, come protrusioni o degenerazioni discali, senza avere mal di schiena.<sup data-fn="ac35d8a3-e3ba-4d37-b969-f9d703ec9804" class="fn"><a href="#ac35d8a3-e3ba-4d37-b969-f9d703ec9804" id="ac35d8a3-e3ba-4d37-b969-f9d703ec9804-link">3</a></sup></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta che il medico o il fisioterapista ti avranno esaminato, dovrebbero essere in grado di identificare chi necessita di approfondimenti diagnostici radiologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f6a8.png" alt="🚨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Quando il tuo mal di schiena può essere considerato grave ?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi sintomi sono molto rari, ma contatta un/a medico/a se riscontri:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Sintomi vescicali e/o intestinali, come difficoltà a urinare</li>



<li>Disfunzioni sessuali, come perdita di sensibilità durante il rapporto</li>



<li>Perdità di sensibilità e forza nelle gambe</li>



<li>Malessere generale con febbre</li>



<li>Sei sopra i 50 anni, hai una storia di cancro e hai sviluppato dolore senza motivo apparente</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Consulta un medico anche se hai subito un trauma, come una caduta o un incidente stradale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali tipi di trattamento aiutano a migliorare in caso di mal di schiena ?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I fisioterapisti sono gli specialisti nella cura del mal di schiena e possono offrire trattamenti personalizzati per ciascuna persona. Il trattamento può includere una combinazione di interventi quali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Educazione per comprendere come gestire il tuo dolore</li>



<li>Consigli sullo stile di vita che includono attività fisica, stress e sonno</li>



<li>Esercizi supervisionati dal fisioterapista per migliorare la forza e riprendere le attività fisiche</li>



<li>Terapia manuale per modulare il dolore incrementare, l’ampiezza di movimento e facilitare il movimento</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché chiedere aiuto?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il mal di schiena cronico può influire significativamente sulla qualità della vita ed è collegato anche ad altre condizioni di salute. Più a lungo sperimenti mal di schiena, più è probabile che riscontrerai limitazioni nelle tue attività. Ricevere assistenza può aiutarti a gestire il dolore e a tornare alle tue abituali attività. Tra le condizioni di salute che possono beneficiare della riabilitazione, il mal di schiena è proprio quella da cui il maggior numero di persone potrebbe trarre beneficio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Sfatiamo alcuni miti</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Sento molto dolore alla schiena, quindi devo averla danneggiata seriamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Il dolore alla schiena può spaventare, ma raramente è pericoloso o associato a gravi danni ai tessuti o a malattie potenzialmente letali, la maggior parte delle persone recupera completamente</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Ho bisogno di un approfondimento o di una radiografia per sapere cosa non va nella mia schiena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Le immagini radiografiche raramente mostrano la causa del dolore lombare. I cosiddetti “risultati anormali” sulle immagini radiografiche, come le ernie del disco, la degenerazione del disco e l’artrosi, sono comuni e normali nella maggior parte delle persone con mal di schiena che non hanno dolore, soprattutto con l’avanzare dell’età<sup data-fn="a33033ab-2c8e-4bae-ae24-9f75440d1265" class="fn"><a href="#a33033ab-2c8e-4bae-ae24-9f75440d1265" id="a33033ab-2c8e-4bae-ae24-9f75440d1265-link">4</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Sto consumando e rovinando la mia schiena piegandomi e sollevando pesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: La schiena non si consuma né rovina con il carico e la flessione quotidiani. Aumentare gradualmente la forza della tua schiena dovrebbe permetterti di sollevare pesi e carichi in modi diversi<sup data-fn="8ab2ff75-04a9-405e-858e-812d1bbe4187" class="fn"><a href="#8ab2ff75-04a9-405e-858e-812d1bbe4187" id="8ab2ff75-04a9-405e-858e-812d1bbe4187-link">5</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Gli analgesici forti aiuteranno la mia schiena a sentirsi meglio prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Gli analgesici non accelereranno il tuo recupero. Gli analgesici semplici, come l’ibuprofene, dovrebbero essere usati solo insieme ad altre misure, come l’esercizio fisico, e anche in questo caso solo per un breve periodo di tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Ho bisogno che la mia schiena sia rimessa “al suo posto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Il dolore lombare non significa che qualcosa sia fuori posto e debba essere rimessa a posto, la tua schiena è forte e non andrà “fuori posto”. È impossibile “spostare un disco o una vertebra”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Sto invecchiando, quindi avrò dolore lombare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Invecchiare non è la causa principale di dolore lombare, ma la perdita di forza può esserlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Dovrei riposare e stare a letto per aiutare la mia schiena a riprendersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Subito dopo l’infortunio, evitare le attività che aggravano i sintomi po&#8217; aiutare ad alleviare il dolore. Tuttavia, l’esercizio leggero e il ritorno graduale alle attività usuali sono importanti per il tuo recupero.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Mi fa male quando faccio esercizio e mi muovo, quindi mi sto sicuramente danneggiando.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: La schiena diventa più sana con il movimento e l’attività fisica. La colonna vertebrale è forte e capace di muoversi e sollecitata con i carichi in sicurezza. Le comuni preoccupazioni riguardo il proteggere la colonna vertebrale non sono necessarie e possono portare a paura ed eccessiva protezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Devo stare dritto perché la mia cattiva postura sta causando il mio mal di schiena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Non esiste una postura perfetta. Avere una varietà di posture durante il giorno è ottimale per la schiena. Dovrebbero farti sentire a tuo agio e rilassato. Le differenze di postura tra individui sono naturali e fanno parte della vita<sup data-fn="7e30b01c-3926-46ed-bfc9-fb0ee64b181d" class="fn"><a href="#7e30b01c-3926-46ed-bfc9-fb0ee64b181d" id="7e30b01c-3926-46ed-bfc9-fb0ee64b181d-link">6</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Devo fare molti esercizi per il “core” per evitare il dolore lombare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: Il dolore lombare non è causato da un “core” (addome) debole. Le prove mostrano che fare esercizi specifici per il “core” non offre benefici extra rispetto all’esercizio generale (come camminare), per il dolore e la disabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mito</strong>: Ho bisogno di un intervento chirurgico o di iniezioni per curare il mio mal di schiena.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Realtà</strong>: L’intervengo chirurgico e le iniezioni rappresentano molto raramente una cura<sup data-fn="71330ae4-5ebf-4e96-b7b7-933514508059" class="fn"><a href="#71330ae4-5ebf-4e96-b7b7-933514508059" id="71330ae4-5ebf-4e96-b7b7-933514508059-link">7</a></sup>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa posso fare per curare il mal di schiena?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa migliore che puoi fare è rimanere attivo/a il più possibile. In che modo il movimento può aiutarmi? Muoversi permette di mantenere la schiena mobile, flessibile e forte. Il movimento, anche se può provocare un lieve dolore temporaneo, fa bene alla tua schiena. Studi scientifici<sup data-fn="d32fd187-890c-4ad1-b695-784298eec66b" class="fn"><a href="#d32fd187-890c-4ad1-b695-784298eec66b" id="d32fd187-890c-4ad1-b695-784298eec66b-link">8</a></sup> dimostrano, al contrario, che il riposo a letto e l’inattività fisica prolungata possono ritardare la guarigione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non ti senti sicuro/a a sufficienza, sarebbe opportuno farsi consigliare da un fisioterapista per ricevere ulteriori utili consigli.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo del fisioterapista nel mal di schiena</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il fisioterapista fornisce una consulenza, una guida ed un trattamento specialistico per il mal di schiena. Aiuterà a migliorare la tua salute e il tuo benessere generale, riducendo al contempo le possibilità di ricadute future.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presso il mio studio a Frattamaggiore e tramite consulenza online mi occupo di gestire al meglio il mal di schiena sia acuto che cronico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bibliografia:</p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="01ed5f0d-dd7f-482b-9720-5e834371d3bd">Global burden of 369 diseases and injuries in 204 countries and territories, 1990–2019: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2019 Vos, Theo et al. The Lancet, Volume 396, Issue 10258, 1204 &#8211; 1222 <a href="#01ed5f0d-dd7f-482b-9720-5e834371d3bd-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="7d23cf07-c0e3-47b5-baf7-63aca9635328"><a href="https://world.physio/wptday/toolkit?lang=17&amp;year=17103&amp;toolkit_type=All" target="_blank" rel="noopener">WorldPhysio &#8211; World PT Day 2024</a> <a href="#7d23cf07-c0e3-47b5-baf7-63aca9635328-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="ac35d8a3-e3ba-4d37-b969-f9d703ec9804">Understanding low back pain booklet – Macquarie University Sydney, Australia <a href="#ac35d8a3-e3ba-4d37-b969-f9d703ec9804-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="a33033ab-2c8e-4bae-ae24-9f75440d1265">Viswanathan VK, Shetty AP, Rajasekaran S. Modic changes &#8211; An evidence-based, narrative review on its patho-physiology, clinical significance and role in chronic low back pain. J Clin Orthop Trauma. 2020 Sep-Oct;11(5):761-769. doi: 10.1016/j.jcot.2020.06.025. Epub 2020 Jun 18. Erratum in: J Clin Orthop Trauma. 2020 Nov-Dec;11(6):1169-1171. doi: 10.1016/j.jcot.2020.09.032. Erratum in: J Clin Orthop Trauma. 2020 Nov-Dec;11(6):1178. doi: 10.1016/j.jcot.2020.10.026. Erratum in: J Clin Orthop Trauma. 2020 Nov-Dec;11(6):1172-1174. doi: 10.1016/j.jcot.2020.10.044. Erratum in: J Clin Orthop Trauma. 2021 Aug 05;21:101560. doi: 10.1016/j.jcot.2021.101560. PMID: 32879563; PMCID: PMC7452231. <a href="#a33033ab-2c8e-4bae-ae24-9f75440d1265-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="8ab2ff75-04a9-405e-858e-812d1bbe4187">Saraceni N, Kent P, Ng L, Campbell A, Straker L, O&#8217;Sullivan P. To Flex or Not to Flex? Is There a Relationship Between Lumbar Spine Flexion During Lifting and Low Back Pain? A Systematic Review With Meta-analysis. J Orthop Sports Phys Ther. 2020 Mar;50(3):121-130. doi: 10.2519/jospt.2020.9218. Epub 2019 Nov 28. PMID: 31775556. <a href="#8ab2ff75-04a9-405e-858e-812d1bbe4187-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 5"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="7e30b01c-3926-46ed-bfc9-fb0ee64b181d">Slater D, Korakakis V, O’Sullivan P, Nolan D, O’Sullivan K. “Sit Up Straight”: Time to Re-evaluate. J Orthop Sports Phys Ther. 2019 Aug;49(8):562-564. Doi: 10.2519/jospt.2019.0610. PMID: 31366294<strong>.</strong> <a href="#7e30b01c-3926-46ed-bfc9-fb0ee64b181d-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 6"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="71330ae4-5ebf-4e96-b7b7-933514508059">Staal JB, de Bie RA, de Vet HC, Hildebrandt J, Nelemans P. Injection therapy for subacute and chronic low back pain: an updated Cochrane review. Spine (Phila Pa 1976). 2009 Jan 1;34(1):49-59. doi: 10.1097/BRS.0b013e3181909558. PMID: 19127161. <a href="#71330ae4-5ebf-4e96-b7b7-933514508059-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 7"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="d32fd187-890c-4ad1-b695-784298eec66b">Hilde G, Hagen KB, Jamtvedt G, Winnem M. Advice to stay active as a single treatment for low back pain and sciatica. Cochrane Database Syst Rev. 2002;(2):CD003632. doi: 10.1002/14651858.CD003632. Update in: Cochrane Database Syst Rev. 2007 Jul 18;(2):CD003632. doi: 10.1002/14651858.CD003632.pub2. PMID: 12076492. <a href="#d32fd187-890c-4ad1-b695-784298eec66b-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 8"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li></ol>


<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Biomeccanica della corsa 🏃🏻</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 12:25:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Biomeccanica della corsa: ciclo della corsa, biomeccanica, modelli di appoggio del piede, lesioni, fattori di rischio e prevenzione.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-i2v0">La corsa è una naturale progressione locomotoria bipodalica, che attuiamo quando abbiamo bisogno di muoverci più velocemente.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-comh7"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/267b.png" alt="♻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><strong>Il ciclo della corsa</strong> comprende una sequenza di momenti raggruppati in due fasi: appoggio e oscillazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1200" height="290" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Corsa-1200x290.png" alt="" class="wp-image-316" srcset="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Corsa-1200x290.png 1200w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Corsa-500x121.png 500w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Corsa-300x73.png 300w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Corsa-768x186.png 768w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Corsa-150x36.png 150w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Corsa-480x116.png 480w" sizes="(max-width:767px) 480px, (max-width:1200px) 100vw, 1200px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-43f2l"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f463.png" alt="👣" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />La fase di appoggio inizia dal contatto iniziale e termina con la spinta, ed è composta da tre sottofasi:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-2m93a">• Compressione iniziale</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-2var1">• Appoggio pieno</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-5kfna">• Appoggio finale</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-dg6bg"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2708.png" alt="✈" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />La fase di oscillazione inizia quando il piede lascia il terreno. Inizia e termina con una sottofase di sospensione, quando entrambi i piedi sono sollevati da terra. Al termine dell’oscillazione, il ginocchio inizia ad estendersi e si prepara nuovamente all’appoggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-7urad"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/26a1.png" alt="⚡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Dato che la gravità ci attira verso il basso, applichiamo una forza sul terreno che incontra una forza di reazione al suolo (GRF) uguale e contraria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-f8vub">Questa forza viene applicata al corpo in una direzione costituita da componenti verticali, anteroposteriori (di propulsione) e medio-laterali (o latero-laterali). Quando il piede entra in contatto con il suolo, il corpo decelera verticalmente e sono necessari importanti contributi muscolari per controllare e attenuare la GRF.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-7nhno">Successivamente i tendini e i tessuti connettivi all’interno dei muscoli immagazzinano l’energia elastica da utilizzare in seguito per la propulsione.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-1" id="viewer-dd8rg"><strong>Biomeccanica dei muscoli e delle articolazioni durante la corsa</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-2" id="viewer-8pj3n"><strong>Compressione iniziale</strong></h3>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="767" height="1080" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Compressione-iniziale.jpg" alt="" class="wp-image-320" style="width:500px" srcset="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Compressione-iniziale.jpg 767w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Compressione-iniziale-355x500.jpg 355w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Compressione-iniziale-213x300.jpg 213w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Compressione-iniziale-53x75.jpg 53w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Compressione-iniziale-480x676.jpg 480w" sizes="(max-width:767px) 480px, 767px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-aa7sl">Man mano che il piede entra in contatto con il suolo, il corpo decelera verticalmente e sono necessari importanti contributi muscolari per controllare e attenuare la forza di reazione al suolo. Quando il piede si appiattisce, i tendini e i tessuti connettivi all’interno dei muscoli immagazzinano l’energia elastica da utilizzare in seguito per la propulsione.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-3 wp-block-paragraph" id="viewer-9t7o8">· <em>Tronco</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-am1vu">Per mantenere l’equilibrio e la stabilità, il tronco e le braccia contrastano le forze degli arti inferiori con un movimento rotatorio, contraendo i muscoli da un lato e allungandoli dall’altro.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-4 wp-block-paragraph" id="viewer-d641t">· <em>Coscia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-b37g9">Per effetto della spinta dei glutei e dei muscoli posteriori della coscia, l’anca inizia la fase di appoggio estendendosi. I quadricipiti si allungano eccentricamente per contrastare la flessione del ginocchio</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-5 wp-block-paragraph" id="viewer-68u21">· <em>Gamba</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-asjer">La pronazione del piede, sposta l’appoggio all’interno e fa collassare l’arco; la caviglia e ginocchio si flettono per assorbire la forza di reazione al suolo.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-6" id="viewer-4a61n"><strong>Appoggio</strong></h3>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="767" height="1080" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio.jpg" alt="" class="wp-image-319" style="width:500px" srcset="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio.jpg 767w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-355x500.jpg 355w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-213x300.jpg 213w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-53x75.jpg 53w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-480x676.jpg 480w" sizes="(max-width:767px) 480px, 767px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-a1b85">Il corpo passa dall’assorbimento della GRF al rilascio dell’energia accumulata. Il corpo avanza rispetto alla parte superiore della gamba di supporto, e deve essere stabilizzato per far fronte al carico massimo sull’arto.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-7 wp-block-paragraph" id="viewer-8jcu2">· <em>Tronco</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-6i4k">Il tronco e le braccia continuano a produrre movimenti rotazionali per mantenere l’equilibrio verticale, mentre iniziano a passare allo stadio di propulsione, che nella fase successiva alimenterà lo spostamento in avanti.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-8 wp-block-paragraph" id="viewer-8ppei">· <em>Coscia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-7govk">Il quadricipite si allunga in tensione per assorbire le forze di reazione; passerà a un movimento di accorciamento per estendere il ginocchio per la spinta. I glutei e i muscoli posteriori della coscia si tendono per spingere il corpo in avanti.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-9 wp-block-paragraph" id="viewer-d83kr">· <em>Gamba</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-bc1h7">Il ginocchio e la caviglia hanno raggiunto gli angoli di flessione massima, mentre il piede è in pronazione massima. Per passare alla propulsione, il ginocchio e la caviglia si estenderanno e il piede si supinerà (sposterà il peso verso l’esterno).</p>



<h3 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-10" id="viewer-8m5ss"><strong>Appoggio finale</strong></h3>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="1080" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-Finale.jpg" alt="" class="wp-image-318" style="width:500px" srcset="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-Finale.jpg 767w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-Finale-355x500.jpg 355w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-Finale-213x300.jpg 213w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-Finale-53x75.jpg 53w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-Finale-480x676.jpg 480w" sizes="auto, (max-width:767px) 480px, 767px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-c317l">Questa sotto fase culmina nella spinta, quando l’anca il ginocchio e la caviglia sono nella massima estensione per il ginocchio e la caviglia sono nella massima estensione per spingere il corpo in avanti. Immediatamente dopo la spinta, l’anca e il ginocchio iniziano a flettersi e la caviglia inizia a dorsiflettere, preparandosi per la fase di oscillazione.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-11 wp-block-paragraph" id="viewer-6cpe6">· <em>Tronco</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-6ob60">Per aiutare a spingere il corpo in avanti, le braccia avanzano da un lato e arretrano dall’altro. Questo aiuta a contrastare i movimenti uguali e opposti degli arti inferiori.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-12 wp-block-paragraph" id="viewer-9gr44">· <em>Coscia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-fq477">L’anca è completamente estesa, mentre i glutei e i muscoli posteriori della coscia si tendono per fornire la forza propulsiva per sollevare il corpo dal suolo. I flessori dell’anca si allungano, per aiutare il movimento di recupero della fase di oscillazione.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-13 wp-block-paragraph" id="viewer-s3l7">· <em>Gamba</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-59q72">Il ginocchio e la caviglia sono completamente estesi e la flessione plantare aiuta a distaccare il piede da terra.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-14" id="viewer-6e6vg"><strong>Oscillazione</strong></h3>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="1080" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Oscillazione.jpg" alt="" class="wp-image-317" style="width:500px" srcset="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Oscillazione.jpg 767w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Oscillazione-355x500.jpg 355w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Oscillazione-213x300.jpg 213w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Oscillazione-53x75.jpg 53w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Oscillazione-480x676.jpg 480w" sizes="auto, (max-width:767px) 480px, 767px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-8i6tf">Costituisce circa il 60% del ciclo di corsa: quando l’anca si flette rapidamente per far oscillare la gamba fino a farle recuperare la posizione iniziale, pronta per un’altra falcata. Al termine dell’oscillazione, il ginocchio inizia ad estendersi e si prepara nuovamente all’appoggio.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-15 wp-block-paragraph" id="viewer-4uft4">· <em>Tronco</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-ef8uj">Il tronco e le braccia ora ruotano all’indietro nella direzione opposta, per preparare la fase di appoggio sul lato opposto del corpo.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-16 wp-block-paragraph" id="viewer-5qvli">· <em>Coscia</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-4spld">I glutei e i muscoli posteriori della coscia si rilassano mentre la spinta elastica dei flessori dell’anca aiuta a flettere l’anca e a muovere la gamba in avanti.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-17 wp-block-paragraph" id="viewer-51ark">· <em>Gamba</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cj7nm">Il ginocchio e la caviglia rimangono flessi per ridurre la lunghezza del “pendolo” della gamba, così da ridurre lo sforzo necessario per far oscillare la gamba.<sup data-fn="24d643ef-1f11-48cc-a54c-55fc0297e24c" class="fn"><a href="#24d643ef-1f11-48cc-a54c-55fc0297e24c" id="24d643ef-1f11-48cc-a54c-55fc0297e24c-link">1</a></sup></p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-18" id="viewer-37u9c"><strong>Modelli di appoggio del piede</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-eaopo">Nella corsa esistono due diverse tipologie d’appoggio: l’appoggio con il retropiede e l’appoggio con l’avampiede.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-8o3gi">A seconda del tipo di appoggio, la GRF verrà assorbita in maniera differente da differenti strutture del nostro corpo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="884" height="854" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-del-piede.jpg" alt="" class="wp-image-321" style="width:600px" srcset="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-del-piede.jpg 884w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-del-piede-500x483.jpg 500w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-del-piede-300x290.jpg 300w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-del-piede-768x742.jpg 768w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-del-piede-78x75.jpg 78w, https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Appoggio-del-piede-480x464.jpg 480w" sizes="auto, (max-width:767px) 480px, (max-width:884px) 100vw, 884px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-8u6c4">Diversi studi hanno dimostrato che una corsa con appoggio sul retropiede determina un aumento del carico sulle articolazioni in particolare ginocchio, anca e colonna lombare.<sup data-fn="bb60fe06-2b41-4113-b277-e0c8376a3692" class="fn"><a href="#bb60fe06-2b41-4113-b277-e0c8376a3692" id="bb60fe06-2b41-4113-b277-e0c8376a3692-link">2</a></sup></p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-19" id="viewer-ft2uf">Lesioni nella corsa</h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-aiubo">La corsa offre numerosi benefici per la salute, ma espone anche a un inevitabile rischio di lesioni. La maggior parte delle lesioni deriva da un sovraccarico delle strutture anatomiche coinvolte nel ciclo della corsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-6tm7t"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4da.png" alt="📚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />P. Francis, C. Whatman, K. Sheerin et. al hanno condotto uno studio nel 2019 con l’obiettivo di determinare la percentuale di lesioni a carico degli arti inferiori dovute alla corsa, suddivise per sede anatomica, patologia specifica ed effettuando un confronto tra uomini e donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-egmpq">È stata effettuata una ricerca in letteratura utilizzando i database di Web of Science, Scopus, Sport-Discus, PubMed e CINAHL per gli articoli pubblicati fino a Luglio 2017.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-b4he0"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ca.png" alt="📊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Dai risultati emerge che:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-f33vq">· La maggior parte delle lesioni legate alla corsa colpisce la parte inferiore del corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-9a40e">· Le lesioni più comuni per i runners sono a carico del ginocchio (28%), seguite poi dalle lesioni a carico della caviglia e del piede (26%). Le donne presentano una maggiore prevalenza di lesioni al ginocchio rispetto agli uomini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-3p16q">· La Sindrome femoro-rotulea (17%), la Tendinopatia achillea (10%) e la Sindrome da stress tibiale mediale (8%) rappresentano le principali patologie specifiche dovute alla corsa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Infografica-lesioni-nella-corsa-1093x1200.jpg" alt="" class="wp-image-324" style="width:600px"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-20" id="viewer-1pijh"><strong>Fattori di rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-2o3im">Molteplici sono i fattori di rischio che possono interferire e causare una lesione:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-dr53b">Tra i fattori intrinseci più importanti troviamo:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-21 wp-block-paragraph" id="viewer-dt7jv"><strong>· Età</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-a6v7m">Gli infortuni associati alla corsa aumentano probabilmente con l’età, sebbene l’esperienza (che aumenta con l’aumentare degli anni) protegge i runner dagli infortuni. Di conseguenza, un runner meno giovane con più anni di esperienza di corsa potrebbe avere un miglior adattamento del sistema muscoloscheletrico, ma i runner principianti meno giovani potrebbero non avere la stessa tolleranza al carico ed essere quindi più a rischio di infortunio<sup data-fn="5ca15679-9892-49b4-8df8-6bea517a5db4" class="fn"><a href="#5ca15679-9892-49b4-8df8-6bea517a5db4" id="5ca15679-9892-49b4-8df8-6bea517a5db4-link">3</a></sup>.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-22 wp-block-paragraph" id="viewer-4a0od"><strong>· Sesso</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-9glkd">Le donne presentano una maggiore prevalenza di lesioni al ginocchio rispetto agli uomini.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-69vnj">Gli uomini presentano una maggiore prevalenza di lesioni alla caviglia al piede e alla tibia<sup data-fn="112d50e7-0651-464d-b463-9ef48086c8f1" class="fn"><a href="#112d50e7-0651-464d-b463-9ef48086c8f1" id="112d50e7-0651-464d-b463-9ef48086c8f1-link">4</a></sup>.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-23 wp-block-paragraph" id="viewer-14q7q"><strong>· Precedente infortunio</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-24 wp-block-paragraph" id="viewer-dq13j"><strong>· Sovrappeso</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-k4mp">I corridori in sovrappeso sono oggetti a maggiori forze di impatto a ogni passo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-7255i">Cumulativamente, questi impatti possono aumentare il rischio di lesione.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-dlnsd">Analizzando i fattori estrinseci troviamo:</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-25 wp-block-paragraph" id="viewer-923i5"><strong>· Aumento improvviso del carico di allenamento:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-ddtvn">Per carico di allenamento ci si riferisce alla somma totale dello stress applicato al corpo nel tempo, che dipende dalla frequenza, dall’intensità dalla durata e dal tipo di attività svolta. È importante non aumentare eccessivamente il carico di allenamento tra una settimana e l’altra.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-26 wp-block-paragraph" id="viewer-dleu2"><strong>· Calzature inadeguate</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-27 wp-block-paragraph" id="viewer-2jqma"><strong>· Superficie di corsa</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-28 wp-block-paragraph" id="viewer-5kldc"><strong>· Condizioni climatiche</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-29 wp-block-paragraph" id="viewer-3rube"><strong>· Mancanza di un adeguato riscaldamento e defaticamento</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-30" id="viewer-fntib"><strong>Principi di prevenzione delle lesioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cv2qn">Seguire alcuni principi di base può aiutarvi a correre senza dolore e a migliorare le prestazioni:</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained">
<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cv2qn">In ogni sessione di allenamento stabilite una routine regolare di riscaldamento e defaticamento. Assicuratevi di riservare abbastanza tempo per ogni fase. Iniziate l’allenamento con un riscaldamento composto da esercizi e stretching dinamico che aiuti a preparare il corpo alle esigenze della corsa.Terminate ogni corsa con una sessione di defaticamento con una lenta corsa di recupero che permette di effettuare qualche chilometro in più e di rallentare la frequenza cardiaca e con una sessione di stretching statico che può aiutare a ridurre la rigidità e il dolore post-corsa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cv2qn">Se il vostro obiettivo è correre veloci e senza dolori, sembra controintuitivo praticare un allenamento diverso dalla corsa. In verità inserire un programma di prevenzione e rinforzo, basato su una valutazione attenta effettuata da un fisioterapista, può aiutare a migliorare le prestazioni, l’economia della corsa e a ridurre il rischio infortuni<sup data-fn="f51ec6e8-57b3-45dd-ab52-ddac8da73af9" class="fn"><a href="#f51ec6e8-57b3-45dd-ab52-ddac8da73af9" id="f51ec6e8-57b3-45dd-ab52-ddac8da73af9-link">5</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cv2qn">Se avvertite un dolore durante la sessione di corsa che valutate come maggiore di 3 su 10. Se il dolore modifica la vostra andatura o se il dolore peggiora, chiedete consiglio a un fisioterapista che abbia familiarità con la corsa.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Bibliografia:</p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="24d643ef-1f11-48cc-a54c-55fc0297e24c">Science of Running: Analyze your Technique, Prevent Injury, Revolutionize your Training, Chris Napier. <a href="#24d643ef-1f11-48cc-a54c-55fc0297e24c-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="bb60fe06-2b41-4113-b277-e0c8376a3692">Lieberman DE, Venkadesan M, Werbel WA, Daoud AI, D&#8217;Andrea S, Davis IS, Mang&#8217;eni RO, Pitsiladis Y. Foot strike patterns and collision forces in habitually barefoot versus shod runners. Nature. 2010 Jan 28;463(7280):531-5. doi: 10.1038/nature08723. PMID: 20111000. <a href="#bb60fe06-2b41-4113-b277-e0c8376a3692-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="5ca15679-9892-49b4-8df8-6bea517a5db4">Linton L, Valentin S. Running with injury: A study of UK novice and recreational runners and factors associated with running related injury. J Sci Med Sport. 2018;21(12):1221–1225. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29853263/ <a href="#5ca15679-9892-49b4-8df8-6bea517a5db4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="112d50e7-0651-464d-b463-9ef48086c8f1">Francis P, Whatman C, Sheerin K, Hume P, Johnson MI. The Proportion of Lower Limb Running Injuries by Gender, Anatomical Location and Specific Pathology: A Systematic Review. J Sports Sci Med. 2019 Feb 11;18(1):21-31. PMID: 30787648; PMCID: PMC6370968. <a href="#112d50e7-0651-464d-b463-9ef48086c8f1-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="f51ec6e8-57b3-45dd-ab52-ddac8da73af9">Rønnestad BR, Mujika I. Optimizing strength training for running and cycling endurance performance: A review. Scand J Med Sci Sports. 2014 Aug;24(4):603-12. doi: 10.1111/sms.12104. Epub 2013 Aug 5. PMID: 23914932. <a href="#f51ec6e8-57b3-45dd-ab52-ddac8da73af9-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 5"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li></ol>


<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Le principali lesioni nel bodybuilding 🏋🏻‍♂️</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 12:01:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le principali lesioni nel bodybuilding: epidemiologia, fattori di rischio, lesioni e ruolo del fisioterapista.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il bodybuilding è molto più di una semplice attività fisica: è una disciplina che richiede dedizione, precisione e una profonda comprensione del proprio corpo. Ma come ogni sport intensivo, comporta anche dei rischi. In questo articolo, esploreremo tutto ciò che serve sapere sugli infortuni nel bodybuilding e, soprattutto, come prevenirli.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-31" id="viewer-a6bo6"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ca.png" alt="📊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Epidemiologia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-2vhn9">Da due studi rispettivamente del 2016<sup data-fn="7bf1ed54-bcdb-4542-854a-338e965f4a70" class="fn"><a href="#7bf1ed54-bcdb-4542-854a-338e965f4a70" id="7bf1ed54-bcdb-4542-854a-338e965f4a70-link">1</a></sup> e del 2017<sup data-fn="974db591-9181-412e-b026-99af34d73bb4" class="fn"><a href="#974db591-9181-412e-b026-99af34d73bb4" id="974db591-9181-412e-b026-99af34d73bb4-link">2</a></sup> è possibile fare chiarezza su quali sono gli infortuni più frequenti negli sport legati al sovraccarico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-b2der">I distretti corporei più colpiti da infortunio sono:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Complesso della spalla,</li>



<li>Colonna lombare,</li>



<li>Ginocchio,</li>



<li>Gomito, Polso e Mano</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-ebo02">Di seguito osserviamo la correlazione tra le zone corporee soggette ad infortuni:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Spalla 36%</strong>: Tendinopatie, borsiti, stiramenti del nervo ascellare, problematiche osteo-articolari a carico dell’acromion-claveare</li>



<li><strong>Colonna lombare 24%</strong>: Lesioni alle faccette articolari, strappi muscolari.</li>



<li><strong>Gomito 11%</strong>: oltre alle classiche problematiche da overuse come le epicondilite e le epitrocleiti non sono infrequenti i traumi da dislocazione o frattura.</li>



<li><strong>Ginocchio 9%</strong>: Lesioni meniscali, condropatia femoro-rotulea, rottura o distorsione dei legamenti crociati.</li>
</ol>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Infografica-bodybuilding-1-1093x1200.jpg" alt="" class="wp-image-310" style="width:600px"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-32" id="viewer-4alc4"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/274c.png" alt="❌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Cause</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-7vbmt">Ci sono molte cause di infortuni nel bodybuilding<sup data-fn="4a7805f2-e747-4a0b-b383-9fce067404f4" class="fn"><a href="#4a7805f2-e747-4a0b-b383-9fce067404f4" id="4a7805f2-e747-4a0b-b383-9fce067404f4-link">3</a></sup>, e capire queste cause può aiutare gli atleti a prevenirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-ers1h">Di seguito sono elencati alcune delle principali cause degli infortuni nel bodybuilding:</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-33 wp-block-paragraph" id="viewer-ers1h"><strong>Sovraccarico muscolar</strong>e</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-95irm">L&#8217;allenamento con i pesi implica l&#8217;uso di carichi elevati, il che può mettere una notevole pressione sui muscoli e sulle articolazioni. Se l&#8217;atleta esagera con il <strong>volume</strong> e/o l’<strong>intensità percepita</strong> e <strong>di carico</strong>, può verificarsi una lesione muscolare o articolare.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il volume è quel parametro che va a misurare la mole di lavoro svolta in termini di serie e ripetizioni che va a colpire i distretti muscolari.</li>



<li>L’intensità percepita è sostanzialmente una stima, in quanto si basa sulla percezione dell’intensità dello sforzo da parte dell’atleta.</li>



<li>L’intensità di carico è un valore che non include una stima soggettiva da parte dell’atleta, ma si basa esclusivamente sui kg sollevati. Più è pesante il carico sollevato più sarà alto il valore dell’intensità.</li>
</ul>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-34 wp-block-paragraph" id="viewer-fk0hi"><strong>Mancanza di riscaldamento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-25eek">Un altro fattore che può causare gli infortuni è il mancato riscaldamento. Il bodybuilding richiede una notevole quantità di sforzo fisico, e iniziare subito con esercizi ad alta intensità senza aver precedentemente riscaldato i muscoli può causare lesioni muscolari o articolari.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-35 wp-block-paragraph" id="viewer-6pdbm"><strong>Errata tecnica di esecuzione degli esercizi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-2ita2">Un&#8217;altra causa comune di infortuni nel bodybuilding è l&#8217;errata tecnica di esecuzione degli esercizi. Se l&#8217;atleta non esegue l&#8217;esercizio in modo corretto, può mettere una pressione eccessiva sulle articolazioni e sui muscoli, causando lesioni.</p>



<p class="has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-36 wp-block-paragraph" id="viewer-4dpuu"><strong>Mancanza di riposo e recupero</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cnamr">Mentre l&#8217;allenamento è importante per aumentare la massa muscolare e la forza, il riposo e il recupero sono altrettanto importanti per prevenire gli infortuni. Se l&#8217;atleta non si riposa a sufficienza o non si prende il tempo necessario per recuperare, i muscoli possono diventare affaticati e aumenta il rischio di lesioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-37" id="viewer-eds66"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4aa.png" alt="💪" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Prevenzione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-oqfm">Per prevenire gli infortuni, gli atleti dovrebbero adottare un approccio graduale all&#8217;allenamento con i pesi, aumentando il volume e l’intensità degli esercizi in modo graduale e seguendo una tecnica corretta. Inoltre, è importante prestare attenzione al proprio corpo e prendersi il tempo necessario per recuperare dopo l&#8217;allenamento, in modo da evitare infortuni a lungo termine. Gli atleti dovrebbero sempre iniziare con un riscaldamento adeguato, effettuando degli esercizi di mobilità del distretto interessato e delle serie di avvicinamento con un carico minore rispetto a quello allenante, per preparare il corpo. Con una buona pianificazione e attenzione, gli atleti possono godere di tutti i benefici del bodybuilding senza correre il rischio di infortuni.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-38" id="viewer-32ugo"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f468-200d-2695-fe0f.png" alt="👨‍⚕️" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Il ruolo del fisioterapista</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-3ne2c">Nell’immaginario collettivo del mondo del bodybuilding, la fisioterapia ha un ruolo rilevante, seppure venga minimizzata agli scopi di riabilitazione e di ritorno all’allenamento. In verità il ruolo del fisioterapista è anche quello di prevenire gli infortuni attraverso una valutazione funzionale e la realizzazione di un programma di prevenzione per gli infortuni da integrare durante le sessioni di allenamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-d93h3">Dunque una volta valutati e modificati tutti i parametri dell’atleta:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Biomeccanica del gesto sotto carico corretta</li>



<li>Programmazione atletica (gestione di volumi ed intensità di lavoro adeguate)</li>



<li>Programmazione corretta della recovery (giusto riposo, alimentazione, sonno adeguato, trattamenti di terapia manuale)</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cje2d">L’atleta beneficerà sicuramente del lavoro con sovraccarichi ed anzi eviterà le problematiche da overuse caratteristiche di altri sport con gesti motori ripetitivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bibliografia:</p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="7bf1ed54-bcdb-4542-854a-338e965f4a70">MA, Muaidi QI. Incidence and prevalence of weight lifting injuries: An update. Saudi J Sports Med 2016;16:15-9 <a href="#7bf1ed54-bcdb-4542-854a-338e965f4a70-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="974db591-9181-412e-b026-99af34d73bb4">U, Svartholm I, Andersson F, et all. Injuries among weightlifters and powerlifters: a systematic review British Journal of Sports Medicine 2017;51:211-219. <a href="#974db591-9181-412e-b026-99af34d73bb4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="4a7805f2-e747-4a0b-b383-9fce067404f4">Keogh JW, Winwood PW. The Epidemiology of Injuries Across the Weight-Training Sports. Sports Med. 2017 Mar;47(3):479-501. doi: 10.1007/s40279-016-0575-0. PMID: 27328853. <a href="#4a7805f2-e747-4a0b-b383-9fce067404f4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li></ol>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>I traumi nella danza 💃🏻</title>
		<link>https://www.drvitaleantonio.it/i-traumi-nella-danza-%f0%9f%92%83%f0%9f%8f%bb/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2024 22:40:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I traumi nella danza: dalle lesioni acute alle lesioni overuse, epidemiologia, fattori di rischio e il ruolo del fisioterapista.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La danza è un’attività a fasi intermittenti associata ad una serie di movimenti esplosivi e non che richiedono equilibrio, forza, mobilità, resistenza e agilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ca.png" alt="📊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />I traumi nella danza si distinguono in acuti e cronici, il 60 &#8211; 75% dei traumi correlati alla pratica della danza sono lesioni da overuse (sovraccarico) a carico dell’arto inferiore in percentuale minore a carico del rachide<sup data-fn="18bc3d5d-d7fd-4eb8-90e7-c3bb1aadca6a" class="fn"><a href="#18bc3d5d-d7fd-4eb8-90e7-c3bb1aadca6a" id="18bc3d5d-d7fd-4eb8-90e7-c3bb1aadca6a-link">1</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4da.png" alt="📚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Rinonapoli et al. <sup data-fn="6f172ece-e1ff-481a-8acf-ab83f93e7ea4" class="fn"><a href="#6f172ece-e1ff-481a-8acf-ab83f93e7ea4" id="6f172ece-e1ff-481a-8acf-ab83f93e7ea4-link">2</a></sup>hanno condotto uno studio nel 2020 con l’obiettivo di identificare tutti i tipi di lesioni connesse alla pratica della danza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;È stata effettuata una ricerca in letteratura utilizzando i database PubMed, EMBASE e Cochhrane per gli articoli pubblicati tra il 1990 e il 2019.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ca.png" alt="📊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Dai risultati emerge che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le lesioni più comuni sia per i danzatori professionisti che per gli amatoriali sono a carico del piede e della caviglia.</li>



<li>I danzatori professionisti presentano una maggiore prevalenza di lesioni al rachide lombare rispetto ai danzatori amatoriali, mentre questi ultimi soffrono più frequentemente di lesioni all&#8217;anca rispetto ai danzatori professionisti.</li>



<li>I dati delle lesioni a carico del ginocchio, della caviglia e del piede non presentano alcuna differenza statistica significativa tra danzatori professionisti e amatoriali.</li>
</ul>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.drvitaleantonio.it/wp-content/uploads/2024/12/Infografica-lesioni-nella-danza-1093x1200.jpg" alt="" class="wp-image-288" style="width:600px"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Dunque tra i traumi acuti abbiamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Distorsioni di caviglia</li>



<li>Distorsioni di ginocchio</li>



<li>Fratture e/o avulsioni</li>



<li>Contusioni muscolari</li>



<li>Stiramenti muscolari</li>



<li>Tendinopatie</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Invece i traumi cronici abbiamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Conflitto posteriore di caviglia</li>



<li>Conflitto femoro-acetabolare</li>



<li>Sindrome femoro-rotulea</li>



<li>Jumper&#8217;s Knee</li>



<li>Fratture da stress</li>



<li>Periostite</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Molteplici sono i fattori di rischio (fisici, tecnici e ambientali) che possono interferire con la performance atletica:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i fattori intrinseci più importanti troviamo<sup data-fn="2478e361-edf6-4193-be96-2dfc61f6c49e" class="fn"><a href="#2478e361-edf6-4193-be96-2dfc61f6c49e" id="2478e361-edf6-4193-be96-2dfc61f6c49e-link">3</a></sup>:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f9d1-1f3fb.png" alt="🧑🏻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Età compresa tra 15 &#8211; 21 anni</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f469-1f3fb.png" alt="👩🏻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Sesso femminile</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> BMI basso</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f34f.png" alt="🍏" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Apporto energetico insufficiente</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f300.png" alt="🌀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Disordini ormonali (amenorrea, oligomenorrea, etc)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f9b4.png" alt="🦴" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Alterazioni anatomo-funzionali e biomeccanich</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4aa.png" alt="💪" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Deficit di forza muscolare e controllo motorio</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4a5.png" alt="💥" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Infortuni precedenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i fattori estrinseci invece troviamo:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3e4.png" alt="🏤" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Caratteristiche scadenti del pavimento delle aule di danza</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f97f.png" alt="🥿" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Scarpette da punta nella danza classica</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3cb-1f3fb-200d-2642-fe0f.png" alt="🏋🏻‍♂️" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Alti carichi e ritmi allenanti</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-39"><strong>La figura del fisioterapista nella danza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo del fisioterapista in una scuola e/o accademia di danza non è solo quello di riabilitare un danzatore dopo un infortunio ma è anche quello di prevenire gli infortuni stessi osservando e valutando tutti i possibili fattori di rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coinvolgimento del fisioterapista nel management sanitario degli infortuni subiti dai ballerini ha effetti positivi e benefici in termini di riduzione dei giorni di astensione dalla pratica della danza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli studi della letteratura scientifica condotti su importanti compagnie di danza, è stato dimostrato che il management sanitario, che include un servizio di fisioterapia quotidiano direttamente in loco, riduce:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4a5.png" alt="💥" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />L&#8217;incidenza di infortuni,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f938-1f3fb-200d-2640-fe0f.png" alt="🤸🏻‍♀️" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />L’astensione dalla pratica sportiva,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4b0.png" alt="💰" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />I costi legati agli infortuni e le richieste di risarcimento assicurativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Susan et al. hanno condotto uno studio su ballerini adolescenti, nel quale hanno valutato l&#8217;effetto del coinvolgimento del fisioterapista nella cura degli infortuni subiti dai giovani ballerini sull&#8217;incidenza e la quantità di giorni di astensione dalla danza<sup data-fn="f3824c66-8251-4e89-8091-0c8c5fb428c9" class="fn"><a href="#f3824c66-8251-4e89-8091-0c8c5fb428c9" id="f3824c66-8251-4e89-8091-0c8c5fb428c9-link">4</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio è stato condotto su 55 studenti (di età compresa tra i 13 e i 17 anni) attraverso la compilazione di un questionario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal questionario risulta:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f483-1f3fb.png" alt="💃🏻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Pratica della danza: in media 4,4 ore al giorno</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4a5.png" alt="💥" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Infortuni registrati: 37 infortuni precedenti, la maggior parte dei quali (51,4%) sono stati diagnosticati da un medico, anche se una percentuale sostanziale è stata diagnosticata da un fisioterapista (43,2%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f645-200d-2642-fe0f.png" alt="🙅‍♂️" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Astensione dalla danza: i ballerini con lesioni diagnosticate da un medico avevano maggiori probabilità di perdere la lezione di danza rispetto a quelle diagnosticate dal fisioterapista (100% contro 50%; p &#8211; 0.014).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4c6.png" alt="📆" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Giorni di astensione: in media i giorni di astensione dalla danza erano maggiori nei casi in cui la diagnosi era fatta da un medico (anche se tale dato non risulta essere statisticamente significativo, p=0,203).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f44b-1f3fb.png" alt="👋🏻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Ringrazio il Dott. Omar De Bartolomeo &#8211; Ortopedico del Teatro Alla Scala di Milano e il Team di Move Rehab per le informazioni che hanno condiviso, fondamentali per la realizzazione di questo articolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bibliografia:</p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="18bc3d5d-d7fd-4eb8-90e7-c3bb1aadca6a">Smith PJ, Gerrie BJ, Varner KE, McCulloch PC, Lintner DM, Harris JD. Incidence and Prevalence of Musculoskeletal Injury in Ballet: A Systematic Review. Orthop J Sports Med. 2015 Jul 6;3(7):2325967115592621. doi: 10.1177/2325967115592621. PMID: 26673541; PMCID: PMC4622328. <a href="#18bc3d5d-d7fd-4eb8-90e7-c3bb1aadca6a-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="6f172ece-e1ff-481a-8acf-ab83f93e7ea4"> Rinonapoli G, Graziani M, Ceccarini P, Razzano C, Manfreda F, Caraffa A. Epidemiology of injuries connected with dance: a critical review on epidemiology. Med Glas (Zenica). 2020 Aug 1;17(2):256-264. doi: 10.17392/1201-20. PMID: 32662613. <a href="#6f172ece-e1ff-481a-8acf-ab83f93e7ea4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="2478e361-edf6-4193-be96-2dfc61f6c49e">Gamboa JM, Roberts LA, Maring J, Fergus A. Injury patterns in elite preprofessional ballet dancers and the utility of screening programs to identify risk characteristics. J Orthop Sports Phys Ther. 2008 Mar;38(3):126-36. doi: 10.2519/jospt.2008.2390. PMID: 18383646. <a href="#2478e361-edf6-4193-be96-2dfc61f6c49e-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="f3824c66-8251-4e89-8091-0c8c5fb428c9">Kinney S, McCrystal T, Owen M, Stracciolini A, Meehan Iii WP. The Effect of Physical Therapist Involvement in the Diagnosis and Treatment of Youth and Adolescent Dancers&#8217; Injuries. J Dance Med Sci. 2018 Jun 15;22(2):81-83. doi: 10.12678/1089-313X.22.2.81. PMID: 29843885. <a href="#f3824c66-8251-4e89-8091-0c8c5fb428c9-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li></ol>


<p class="wp-block-paragraph"></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le principali lesioni nel Padel 🎾</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 04:09:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Padel: origini, fattori di rischio, lesioni e ruolo del fisioterapista.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-bc7l8"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f50e.png" alt="🔎" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Il Padel è un gioco a coppie, derivato dal tennis, il cui campo (simile a quello da tennis ma più piccolo: m 10&#215;20), con fondo in erba sintetica, è delimitato ai quattro lati da pareti di rete metallica e vetro, sulle quali la pallina, dopo aver toccato terra, può rimbalzare rimanendo in gioco. Il nome di questo sport sempre più in voga deriva dallo spagnolo pádel, adattamento dell’inglese paddle, che significa ‘pagaia’, termine in origine usato per descrivere le particolari racchette di legno che inizialmente venivano utilizzate per giocare. Il gioco ad oggi si pratica con una racchetta, denominata &#8220;pala&#8221;, piena e senza corde, dal piatto rigido in carbonio e dall’interno di gomma, con la quale si colpisce una pallina esternamente indistinguibile da una pallina da tennis ma dalla pressione interna leggermente inferiore, per limitare il rimbalzo e consentire ai giocatori un maggiore controllo<sup data-fn="9e11acc6-4e58-4244-8e08-11d5d4280fe4" class="fn"><a href="#9e11acc6-4e58-4244-8e08-11d5d4280fe4" id="9e11acc6-4e58-4244-8e08-11d5d4280fe4-link">1</a></sup>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-d67a6">Nato negli anni 70 in Messico e riconosciuto in Italia con la fondazione della Federazione Italiana Gioco Paddle nel febbraio del 1991, questo sport ha riscosso molto successo in quanto viene definito “ alla portata di tutti”, indicando come senza un’esperienza significativa, fosse possibile divertirsi e poter giocare già dalle prime partite. Per questo motivo, anche soggetti non allenati, si sono buttati a capofitto su questo nuovo sport. Purtroppo, seppure non sono richieste capacità fisiche straordinarie, anche questo sport non è esente dal rischio di infortuni.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-40" id="viewer-c3os6"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/274c.png" alt="❌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Fattori di rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-6dpnc">In un recente studio del 2022<sup data-fn="d944a0f4-0d34-4fab-a395-0ca906b2c699" class="fn"><a href="#d944a0f4-0d34-4fab-a395-0ca906b2c699" id="d944a0f4-0d34-4fab-a395-0ca906b2c699-link">2</a></sup> sono stati individuati quali potrebbero essere i principali fattori di rischio intrinseci ed estrinseci per un infortunio:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-d2aee">· Dimensioni del campo ridotte</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-lp97">· Elevata velocità di azione</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-7haql">· Repentini cambi di direzione</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-dl65f">· Intensità elevata di corsa e salti</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-gj7t">· Scarsa tecnica</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-c7c9r">· Scarsa preparazione atletica</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-4mqcv">Le dimensioni più ridotte del campo di padel, così come il ritmo di gioco più veloce, possono anche portare a un gioco più rapido e intenso, che può contribuire al rischio di infortuni, soprattutto se la fatica è combinata con una preparazione atletica e una tecnica scarsa. Inoltre, l&#8217;intensità elevata della corsa e dei salti può influire sulla capacità di controllare gli atterraggi e può essere associata a infortuni da non contatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-41" id="viewer-ck7g4"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ca.png" alt="📊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Sede delle lesioni ed infortuni caratteristici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-eape0">Lo studio di Priego Quesada et al.<sup data-fn="842fd2cb-3161-4baa-b413-c0e05a8a5817" class="fn"><a href="#842fd2cb-3161-4baa-b413-c0e05a8a5817" id="842fd2cb-3161-4baa-b413-c0e05a8a5817-link">3</a></sup>, ha investigato il tasso di infortuni in una stagione regolare e le caratteristiche delle lesioni in una popolazione di giocatori di padel amatoriali. Gli autori non hanno trovato chiare correlazioni tra genere, età, frequenza delle sessioni di padel e l&#8217;esperienza degli atleti con il rischio di subire un infortunio. Inoltre, ci sono risultati contrastanti riguardo l&#8217;associazione tra le calzature da padel e il rischio di infortuni, e il tema richiede ulteriori esami.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-11jn9">Dallo <strong>studio</strong> emerge:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-9etrk">· Due giocatori di padel su cinque hanno subito almeno un infortunio nell&#8217;ultimo anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-cv0sm">· Il<strong> 53,1%</strong> di tutte le lesioni ha richiesto più di un mese di recupero.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-73qck">· La maggior parte delle lesioni di padel riguarda gli arti inferiori (53,1%)</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-a6ro8">Le distorsioni sono le lesioni più comuni, che si verificano tipicamente a seguito di un&#8217;inversione e rotazione interna quando il giocatore esegue un cambio di direzione. Tali movimenti avvengono con elevata frequenza nel padel.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-14k4r">· Il <strong>37,5%</strong> delle lesioni riguarda gli arti superiori</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-5a19b">Considerando che il padel implica comunemente colpi in overhead (ad esempio, schiacciate), la maggior parte delle lesioni riguarda la spalla e il gomito: tendinopatia della cuffia dei rotatori, conflitto sub-acromiale, borsite ed epicondilite. Secondo lo studio c’è un tasso più alto di lesioni agli arti superiori nel padel che in altri sport con la racchetta e questo potrebbe essere dovuto al fatto che il campo da padel ha dimensioni più ridotte rispetto agli altri, il che può aumentare la frequenza dei colpi eseguiti. Questa possibilità di una maggiore ripetizione dei movimenti di abduzione-rotazione esterna del braccio durante questi colpi potrebbe spiegare il più alto tasso di lesioni agli arti superiori, soprattutto in caso di instabilità della spalla. Inoltre l’epicondilite laterale è una problematica classica degli sport che utilizzano la racchetta è una tendinopatia causata da un sovraccarico dei muscoli estensori dell’avambraccio dovuta ai tantissimi microtraumi ogni volta che si colpisce la palla.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-19uar">Secondo un altro studio di García–Fernández, P. et al.<sup data-fn="c91242fd-36b3-48ad-b360-9600c262dcb2" class="fn"><a href="#c91242fd-36b3-48ad-b360-9600c262dcb2" id="c91242fd-36b3-48ad-b360-9600c262dcb2-link">4</a></sup>, le <strong>tendinopatie</strong> sono le lesioni frequenti, rappresentando il <strong>40,4%</strong>, seguite al secondo posto dagli <strong>infortuni muscolari</strong>, che hanno rappresentato il <strong>30,7%</strong>. Al terzo posto, gli infortuni ai legamenti hanno totalizzato il <strong>17,5%</strong> degli infortuni totali.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-bo4dk">Dunque tra gli infortuni caratteristici del padel oltre a quelli già citati troviamo:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-8c70h">· Tendinopatia Achillea: Gli impatti con il terreno di gioco e i repentini cambi di direzione tipici del padel possono portare a infiammazioni del tendine d’Achille.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-27j0k">· Dorsalgia/Lombalgia: Posizione di gioco con baricentro basso, scatti, torsioni violente: tutti elementi che vanno a stressare la colonna vertebrale e i suoi gruppi muscolari, specialmente nella zona del dorso e lombare. Va tenuta in considerazione la grande quantità di sforzi ripetuti durante una lunga partita che stressano la muscolatura.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-42" id="viewer-bdjql"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f468-1f3fb-200d-2695-fe0f.png" alt="👨🏻‍⚕️" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Il ruolo del fisioterapista</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-jr0t">Il Padel è diventato uno sport diffuso che sono in molti che lo praticano a livello amatoriale come occasione di svago e di ritrovo con gli amici. In questi casi si tende a sottovalutare o ignorare del tutto il ruolo prezioso, anche in termini di prevenzione, che la fisioterapia ha per assicurare a ogni giocatore la giusta preparazione atletica.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-2ofts">La prevenzione deve essere focalizzata sull’equilibrio e sul rinforzo tra i muscoli agonisti e antagonisti del cingolo superiore e degli arti inferiori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-br8lg">Non si tratta di diventare professionisti o giocatori abituali (per costoro il discorso vale ancora di più), ma di comprendere come la partita di Padel settimanale non è solo svago e divertimento, ma anche uno stress cui si sottopone il corpo. Perché sia davvero piacevole e divertente è necessario assicurare che il corpo sappia rispondere alle richieste di questa attività sportiva. Soprattutto coloro che svolgono attività lavorative sedentarie è importante che il corpo sia sottoposto a una giusta preparazione atletica; non solo dal punto di vista prettamente agonistico, ma anche e soprattutto di qualità della vita e prevenzione di infortuni che non incidono solo sulla possibilità di giocare, ma anche di lavorare, muoversi e svolgere qualsiasi azione quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bibliografia:</p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="9e11acc6-4e58-4244-8e08-11d5d4280fe4">Federtennis. Regolamento Padel. https://www.federtennis.it/media/FIT/Federtennis/Carte_e_Atti/Carte/Regole-del-padel2020- clean.pdf <a href="#9e11acc6-4e58-4244-8e08-11d5d4280fe4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="d944a0f4-0d34-4fab-a395-0ca906b2c699">Demeco, A.; de Sire, A.; Marotta, N.; Spanò, R.; Lippi, L.; Palumbo, A.; Iona, T.; Gramigna, V.; Palermi, S.; Leigheb, M.; et al. Match Analysis, Physical Training, Risk of Injury and Rehabilitation in Padel: Overview of the Literature. <em>Int. J. Environ. Res. Public Health</em> 2022, <em>19</em>, 4153. https://doi.org/10.3390/ijerph19074153 <a href="#d944a0f4-0d34-4fab-a395-0ca906b2c699-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="842fd2cb-3161-4baa-b413-c0e05a8a5817">Priego Quesada JI, Sanchís Almenara M, Kerr ZY, Alcantara E. Examination of the risk factors associated with injured recreational padel players in Spain. J Sports Med Phys Fitness. 2018 Jan-Feb;58(1-2):98-105. doi: 10.23736/S0022-4707.16.06729-3. Epub 2016 Sep 15. PMID: 27627991. <a href="#842fd2cb-3161-4baa-b413-c0e05a8a5817-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="c91242fd-36b3-48ad-b360-9600c262dcb2">García–Fernández, P., Guodemar–Pérez, J., Ruiz-López, M., Rodríguez-López, E., García-Heras, A., &amp; Hervás–Pérez, J. (2019). Epidemiología lesional en jugadores españoles de padel profesionales y amateur. <em>Revista Internacional De Medicina Y Ciencias De La Actividad Física Y Del Deporte</em>, <em>19</em>(76), 641–654. https://doi.org/10.15366/rimcafd2019.76.006 <a href="#c91242fd-36b3-48ad-b360-9600c262dcb2-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li></ol>


<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Prevenzione degli infortuni nel calcio ⚽️</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Vitale Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 04:08:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La prevenzione degli infortuni nel calcio: epidemiologia, fattori di rischio e ruolo del fisioterapista.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-43" id="viewer-d9edm"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f50e.png" alt="🔎" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Introduzione</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-ridko38">Nel calcio di oggi, in cui gli impegni ufficiali sono ravvicinati e l’intensità di gara e di allenamento è nettamente aumentata, la prevenzione degli infortuni nel calcio è un tema di fondamentale importanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-39j5440">Il calcio, come altri sport, presenta un rischio molto alto di infortuni. Ciò vuol dire assenza per periodi più o meno lunghi dai campi di gioco. Per le squadre professionistiche vuol dire perdita economica, per gli amatori vuol dire non potersi sfogare con gli amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-425ir42">Numerosi studi hanno evidenziato l’esistenza di relazioni significative tra la bassa incidenza degli infortuni e una migliore classifica finale<sup data-fn="69190347-c08b-4157-a96e-ca866de09df5" class="fn"><a href="#69190347-c08b-4157-a96e-ca866de09df5" id="69190347-c08b-4157-a96e-ca866de09df5-link">1</a></sup>. Anche la UEFA ha condotto un importante studio che ha indagato 11 anni di competizioni ufficiali<sup data-fn="111d2654-04f7-421b-ab04-ef8a6e1e2123" class="fn"><a href="#111d2654-04f7-421b-ab04-ef8a6e1e2123" id="111d2654-04f7-421b-ab04-ef8a6e1e2123-link">2</a></sup>. Tale ricerca ha confermato queste relazioni anche nelle competizioni internazionali: le squadre vincenti sono quelle caratterizzate da una maggiore disponibilità di giocatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-kv4jr48">Ne consegue che stabilire e attuare strategie di prevenzione per la riduzione dell’incidenza di infortuni nel calcio è determinante, tanto quanto l’implementazione di metodi di allenamento per il miglioramento della performance.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-44" id="viewer-lfywz50"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ca.png" alt="📊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Epidemiologia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-fkrh752">Secondo una revisione sistematica e una meta-analisi pubblicata sul British Medical Journal nel 2018<sup data-fn="62f3185c-7af6-4d1a-bb59-663820f0f4d4" class="fn"><a href="#62f3185c-7af6-4d1a-bb59-663820f0f4d4" id="62f3185c-7af6-4d1a-bb59-663820f0f4d4-link">3</a></sup>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L&#8217;incidenza complessiva degli infortuni nei giocatori di calcio professionisti maschi è stata di <em>8,1 infortuni/1000 ore di esposizione</em>. Il tasso di incidenza degli <em>infortuni in partita</em>&nbsp;(36 infortuni/1000 ore di esposizione) era quasi <em>10 volte superiore</em>&nbsp;al tasso di incidenza degli infortuni in allenamento (3,7 infortuni/1000 ore di esposizione).</li>



<li>Gli infortuni agli <em>arti inferiori</em> hanno registrato i tassi di incidenza più elevati (6,8 infortuni/1000 ore di esposizione).</li>



<li>Le lesioni <em>muscolari e tendinee</em> sono quelle più comuni (4,6 lesioni/1000 ore di esposizione), spesso associati ad incidenti traumatici.</li>



<li>I muscoli <em>hamstrings</em><em> </em>(comunemente detti flessori) sono il gruppo muscolare più frequentemente infortunato nei giocatori di calcio professionisti.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-45" id="viewer-hwbxe80"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/274c.png" alt="❌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Fattori di rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-uc4a682">Recentemente è stata pubblicata una revisione sistematica su Sport Medicine – Open<sup data-fn="ef037a7a-ea96-4ba6-8a5c-6b4f005208a3" class="fn"><a href="#ef037a7a-ea96-4ba6-8a5c-6b4f005208a3" id="ef037a7a-ea96-4ba6-8a5c-6b4f005208a3-link">4</a></sup> sulla prevenzione degli infortuni nel calcio. Gli autori hanno analizzato e suddiviso i fattori di rischio in modificabili e non modificabili, quindi in quelli su cui si può agire attraverso differenti interventi e quelli che sono intrinsecamente determinati e quindi non influenzabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-o4lrw86">I principali fattori di rischio <em>non modificabili</em> sono:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-f1zns50023"><em>Età</em>: non vi sono sufficienti evidenze che dimostrano che l’aumento dell’età dell’atleta sia un fattore di rischio per gli infortuni. Vi è solo una review che suggerisce un aumento del rischio degli infortuni agli hamstring all’aumentare dell’età. Quindi, al contrario di quanto si crede, non vi sono forti prove scientifiche a supporto della convinzione che il calciatore più avanti con gli anni sia più predisposto agli infortuni. Si potrebbe però speculare, che spesso questo accade perché l’atleta, data la lunga militanza sportiva, possa aver avuto precedenti traumi lesivi che lo espongono maggiormente al rischio di infortunio e che i microtraumi ripetuti di anni di attività, possano rendere i tessuti più suscettibili. In ogni caso, queste ultime considerazioni avrebbero bisogno di un ulteriore approfondimento scientifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-wkf2v93"><em>Genetica</em>: ci potrebbe essere un’influenza della genetica sulla predisposizione agli infortuni ma allo status quo l’unica associazione dimostrata è tra la predisposizione familiare agli infortuni al legamento crociato anteriore (LCA) e l’aumento del rischio dello stesso e di altri infortuni al ginocchio. Però, nella pratica quotidiana vediamo spesso calciatori più predisposti ad infortuni muscolari rispetto ad altri, il che potrebbe derivare da diversi fattori predisponenti alle lesioni ma bisognerebbe nei prossimi anni indagare a fondo l’esistenza di un’eventuale relazione con la genetica del soggetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-d9i3496"><em>Sesso</em>: l’incidenza degli infortuni è più alta nei maschi rispetto alle femmine.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-6zreu99"><em>Precedenti infortuni</em>: su questo aspetto le evidenze scientifiche sono forti e dimostrano che precedenti infortuni sono un fattore di rischio per futuri infortuni. Inoltre, uno specifico infortunio aumenta la possibilità di un nuovo infortunio dello stesso tipo, ad esempio agli hamstring.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-7sitx102"><em>Tipologia di evento</em>: come già detto sopra, l’incidenza degli infortuni in gara è maggiore rispetto all’allenamento, sia per gli uomini sia per le donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-l07hi105">I principali fattori di <em>rischio modificabili</em> sono:</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-qpkuk109"><em>Carico</em>: una gestione ottimale del carico, evitando situazioni di under-training (sotto- allenamento) e overreaching non-funzionale (sovrallenamento non funzionale) è un sicuramente un fattore protettivo nei confronti degli infortuni e nella massimizzazione della performance. Uno degli aspetti più importanti nel training load managment è evitare gli spike, cioè i picchi improvvisi di carico, rispettando uno dei principi cardine della metodologia dell’allenamento: la gradualità del carico.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-a8a6r112"><em>Fattori neuromuscolari</em>: diversi fattori neuromuscolari possono essere un fattore di rischio per gli infortuni, i più importanti sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un alterato rapporto di forza tra hamstring e quadricipiti;</li>



<li>Una bassa forza eccentrica degli hamstring;</li>



<li>Asimmetria di forza eccentrica tra gli hamstring dei due arti;</li>



<li>Inadeguata capacità di atterraggio al suolo e di decelerazione (maggiore rischio di lesione al legamento crociato anteriore);</li>



<li>Alterata attivazione muscolare durante i movimenti di cutting e di atterraggio;</li>



<li>Scarsa flessibilità;</li>



<li>Deficit di stabilità dinamica.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading has-pale-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-46" id="viewer-nboh5136"><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f468-1f3fb-200d-2695-fe0f.png" alt="👨🏻‍⚕️" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Il ruolo del fisioterapista</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-qj06u138">In primis il fisioterapista in una squadra dovrebbe eseguire un’indagine riguardante la cartella clinica corrente e soprattutto passata di ogni singolo calciatore. Prima che inizi la stagione calcistica, è necessario avere un resoconto sulle condizioni di tutti i calciatori e di coloro che potrebbero essere a rischio infortunio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-q1ap1140">Avere a disposizione una cartella clinica per singolo calciatore, permetterà allo staff tecnico coadiuvato da fisioterapista e medico, di organizzare degli allenamenti specifici che permettano la prevenzione di ogni eventuale e possibile infortunio. È indispensabile, inoltre, tenere presente che un precedente infortunio è uno dei principali fattori di rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" id="viewer-08cxg142">Bahr et al.<sup data-fn="67e89b0d-6688-4c24-9dcb-062ec0c180a4" class="fn"><a href="#67e89b0d-6688-4c24-9dcb-062ec0c180a4" id="67e89b0d-6688-4c24-9dcb-062ec0c180a4-link">5</a></sup> hanno costruito una matrice di rischio basata sui dati dell&#8217;UEFA Elite Club Injury Study e hanno suggerito che la riduzione degli infortuni nelle aree del bicipite femorale, dell&#8217;inguine, del ginocchio e della caviglia sono prioritari per gli allenatori, il personale medico e i preparatori. Secondo Ekstrand et al. le misure volte a ridurre il carico di infortuni dovrebbero riguardare i fattori di rischio modificabili tradizionalmente proposti (ad esempio, deficit di forza eccentrica, scarsa flessibilità, architettura muscolare alterata, carico dei giocatori e frequenza delle partite) e alcuni nuovi fattori esterni, come la stabilità del club in termini di allenatore, staff medico e gestione, l&#8217;adesione dei giocatori e la conformità dell&#8217;allenatore al programma di prevenzione degli infortuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bibliografia: </p>


<ol class="wp-block-footnotes"><li id="69190347-c08b-4157-a96e-ca866de09df5"> Eirale C. et al: Low injury rate strongly correlates with team success in Qatari professional football (2013). British Journal of Sports Medicine. <a href="#69190347-c08b-4157-a96e-ca866de09df5-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 1"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="111d2654-04f7-421b-ab04-ef8a6e1e2123">Hägglund M. et al.: Injuries affect team performance negatively in professional football: An 11-year follow-up of the UEFA Champions League injury study (2013). British Journal of Sports Medicine <a href="#111d2654-04f7-421b-ab04-ef8a6e1e2123-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 2"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="62f3185c-7af6-4d1a-bb59-663820f0f4d4">López Valenciano A, Ruiz-Pérez I, Garcia-Gómez A, et al. Br J Sports Med Epub ahead of print: [please include Day Month Year]. doi:10.1136/bjsports-2018-099577 <a href="#62f3185c-7af6-4d1a-bb59-663820f0f4d4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 3"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="ef037a7a-ea96-4ba6-8a5c-6b4f005208a3">Owoeye, O.B.A., VanderWey, M.J. &amp; Pike, I. Reducing Injuries in Soccer (Football): an Umbrella Review of Best Evidence Across the Epidemiological Framework for Prevention. Sports Med &#8211; Open 6, 46 (2020). <a href="https://doi.org/10.1186/s40798-020-00274-7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://doi.org/10.1186/s40798-020-00274-7</a> <a href="#ef037a7a-ea96-4ba6-8a5c-6b4f005208a3-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 4"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li><li id="67e89b0d-6688-4c24-9dcb-062ec0c180a4">Hagglund, M., Walden, M., Bahr, R., and Ekstrand, J. (2005.) Methods for epidemiological study of injuries to professional football players: developing the UEFA model. British journal of sports medicine. <a href="#67e89b0d-6688-4c24-9dcb-062ec0c180a4-link" aria-label="Salta al riferimento nella nota a piè di pagina 5"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/21a9.png" alt="↩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎</a></li></ol>


<p class="wp-block-paragraph"></p>
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