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Settembre 13, 2026Storicamente, l’artrosi è stata definita come una patologia degenerativa dell’articolazione derivante dall’usura e dalla progressiva perdita della cartilagine articolare[1]. Ma ad oggi si tratta di una visione incompleta: L’artrosi è una condizione più complessa di quanto si pensasse in passato, ora sappiamo che coinvolge meccanismi che riguardano l’intero organismo[2].
Nello sviluppo dell’artrosi giocano un ruolo diversi fattori: deficit di forza, disfunzione metabolica, stati infiammatori di basso grado, e il modo in cui il sistema nervoso processa i segnali di dolore. Questi aspetti sono modificabili e agire su di essi produce benefici non solo sul dolore articolare, ma anche sul benessere complessivo.
La chiave sta nel comprendere che questi fattori non agiscono isolatamente ma si influenzano reciprocamente:
- Quando i muscoli della gamba sono deboli, l’articolazione subisce maggiori sollecitazioni durante il movimento. Questo porta a microdanni ripetuti che alimentano l’infiammazione locale, che a sua volta ostacola l’attivazione piena del muscolo, generando un circolo vizioso.
- Il tessuto adiposo in eccesso produce sostanze che mantengono un’infiammazione leggera ma persistente, che a sua volta influisce sulle articolazioni. Inoltre, ogni chilo in più rispetto al proprio peso forma moltiplica le forze che attraversano il ginocchio durante il cammino.
- Quando è presente una disfunzione metabolica (come nel diabete, nella resistenza insulinica o nell’ipercolesterolemia), le cellule della cartilagine riducono la loro capacità rigenerativa, mentre l’infiammazione stessa peggiora ulteriormente la funzione metabolica[3].
- Il dolore persistente modifica il modo in cui il cervello processa i segnali dall’articolazione, amplificandoli. Questo porta a contrarre meno i muscoli per protezione e ad aumentare lo stress meccanico sull’articolazione, generando altro dolore[4].
- Un sonno di scarsa qualità abbassa la soglia del dolore e amplifica la sensibilizzazione del sistema nervoso centrale. Chi dorme male percepisce gli stessi segnali articolari come più intensi, attiva meno i muscoli e ha difficoltà ha recuperare l’energie[5].
Radiografie, sintomi e diagnosi
Le alterazioni visibili a radiografie o risonanze non sempre corrispondono all’intensità del dolore. Alcune persone hanno segni marcati di artrosi senza sintomi rilevanti, mentre altre riferiscono molto dolore con immagini poco alterate[6].
Per questo motivo la diagnosi si basa prima di tutto sui sintomi riportati dal paziente e sulla visita clinica, usando la diagnostica per immagini come supporto.
Tra i sintomi più tipici abbiamo:
- Dolore al carico,
- Rigidità mattutina breve durata (generalmente inferiore a 30 minuti)
- Gonfiore ricorrente
- Difficoltà nelle attività quotidiane
Interventi non farmacologici di base
Le raccomandazioni recenti identificano alcuni interventi di prima linea che tutti i pazienti dovrebbero effettuare.
- Comprendere la malattia, i fattori che influenzano il dolore e il ruolo dell’attività fisica.
- Programmi di esercizio terapeutici, esercizio aerobico e training neuromuscolare possono ridurre il dolore e migliorare la funzione.
- Nei soggetti in sovrappeso o obesi, la perdita di peso associata all’esercizio riduce il carico sul ginocchio e può migliorare i sintomi.
Esercizio: tipologie e gestione del dolore
Le evidenze disponibili[7] riportano che l’esercizio, nell’artrosi di ginocchio, può migliorare dolore e funzione. Gli eventi avversi sono di solito pochi e lievi e con il supporto di un fisioterapista possono essere tranquillamente monitorati.
I benefici dell’esercizio si costruiscono nel tempo: anche sedute brevi, ripetute durante la giornata o distribuite nella settimana, possono fare la differenza. L’intensità va aumentata con gradualità, partendo da un livello facile e arrivando, quando possibile, a un’intensità moderata o vigorosa. Un modo pratico per orientarsi è il “talk test”: se si riesce a parlare ma non a cantare, l’intensità è verosimilmente moderata; se prima di finire una frase serve fermarsi a riprendere fiato, l’intensità tende a essere vigorosa.
Come riferimento, si può puntare a 150 minuti a settimana di attività aerobica (ad esempio 30 minuti per cinque giorni), fino ad arrivare a 300 minuti a settimana come suggerito dalle linee guida[8]. A questo si affiancano esercizi di rinforzo muscolare almeno due giorni a settimana e un lavoro dedicato all’equilibrio. Le opzioni possono includere attività aerobiche a basso impatto (camminata, bici, nuoto, esercizi in acqua) ed esercizi di forza (isometrici, con pesi e con elastici).
Presso il mio studio di fisioterapia a Frattamaggiore e/o tramite consulenza online mi occupo di rendere tutto questo praticabile: insieme al paziente definisco gli obiettivi, scelgo gli esercizi più adatti e regolo progressioni, carichi e recuperi in base alla risposta individuale. In questo modo l’attività non viene “lasciata sulle spalle” del paziente ma inserita in un percorso guidato, con i dovuti accorgimenti quando serve.
Per la gestione del dolore vale una regola semplice: un lieve aumento durante o dopo l’esercizio può essere accettabile, soprattutto nelle fasi iniziali, se rientra rapidamente. Se invece il dolore aumenta in modo marcato e resta peggiorato nelle 24 ore successive, il programma va rivisto (tipo di esercizio, intensità, volume o recupero).
Farmaci e infiltrazioni
I trattamenti farmacologici svolgono un ruolo di supporto nel controllo dei sintomi, ma non modificano la storia naturale della malattia.
Le linee guida indicano come opzioni di prima scelta:
- FANS orali per periodi limitati, in assenza di controindicazioni.
- Paracetamolo[9] il cui beneficio appare modesto e va pertanto valutato caso per caso.
Le infiltrazioni di corticosteroidi possono offrire sollievo a breve termine in presenza di riacutizzazione infiammatoria.
L’acido ialuronico intra-articolare mostra risultati eterogenei e molte linee guida lo considerano non prioritario rispetto agli interventi di base.
Quando valutare la chirurgia
La chirurgia di sostituzione protesica viene presa in considerazione quando i sintomi rimangono gravi nonostante un percorso completo di trattamento conservativo. Le indicazioni principali riguardano il dolore persistente, la marcata limitazione funzionale e l’impatto sulla qualità di vita.
Studi recenti[10] indicano che programmi di esercizio svolti prima dell’operazione possono migliorare la forza e il recupero funzionale post-operatorio. Anche in caso di chirurgia, quindi, la riabilitazione e l’attività fisica restano elementi centrali del percorso terapeutico.
Miglior trattamento per l’artrosi
Non si può gestire l’artrosi limitandosi a guardare solo il ginocchio. Soprattutto quando i sintomi non sono gravi, la terapia conservativa deve essere sempre il punto di partenza. Per funzionare davvero, però, questo percorso deve agire su più fronti: il controllo del peso, la qualità del riposo notturno, l’attività fisica regolare e un programma di esercizi su misura.
Bibliografia:
[1] Hsu H, Siwiec RM. Knee Osteoarthritis. [Updated 2023 Jun 26]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2025 Jan-. Available from: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK507884/
[2] Herrero-Beaumont G, Castro-Dominguez F, Migliore A, Naredo E, Largo R, Reginster JY. Systemic osteoarthritis: the difficulty of categorically naming a continuous condition. Aging Clin Exp Res. 2024 Feb 20;36(1):45. doi: 10.1007/s40520-024-02714-w. PMID: 38376694; PMCID: PMC10879223.
[3] Wei, G., Lu, K., Umar, M. et al. Risk of metabolic abnormalities in osteoarthritis: a new perspective to understand its pathological mechanisms. Bone Res 11, 63 (2023). https://doi.org/10.1038/s41413-023-00301-9
[4] Finan, P.H., Buenaver, L.F., Bounds, S.C., Hussain, S., Park, R.J., Haque, U.J., Campbell, C.M., Haythornthwaite, J.A., Edwards, R.R. and Smith, M.T. (2013), Discordance between pain and radiographic severity in knee osteoarthritis: Findings from quantitative sensory testing of central sensitization. Arthritis & Rheumatism, 65: 363-372. https://doi.org/10.1002/art.34646
[5] Smith et al. (2025). Sleep disturbances and sleep quality among individuals with knee and/or hip osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. PubMed PMID: 41346985.
[6] Culvenor AG, Øiestad BE, Hart HF, et al. Prevalence of knee osteoarthritis features on magnetic resonance imaging in asymptomatic uninjured adults: a systematic review and meta-analysis British Journal of Sports Medicine 2019;53:1268-1278.
[7] Fransen M, McConnell S, Harmer AR, et al Exercise for osteoarthritis of the knee: a Cochrane systematic review British Journal of Sports Medicine 2015;49:1554-1557.
[8] POS1441-HPR EULAR RECOMMENDATIONS FOR PHYSICAL ACTIVITY IN PEOPLE WITH INFLAMMATORY ARTHRITIS AND OSTEOARTHRITIS: 2025 UPDATE Rausch Osthoff, A.K. et al. Annals of the Rheumatic Diseases, Volume 84, 1451
[9]Leopoldino AO, Machado GC, Ferreira PH, Pinheiro MB, Day R, McLachlan AJ, Hunter DJ, Ferreira ML. Paracetamol versus placebo for knee and hip osteoarthritis. Cochrane Database of Systematic Reviews 2019, Issue 2. Art. No.: CD013273. DOI: 10.1002/14651858.CD013273.
[10] Prehabilitation Improves Knee Functioning Before and Within the First Year After Total Knee Arthroplasty: A Systematic Review With Meta-analysis Pascale Gränicher, Loes Mulder, Ton Lenssen, Johannes Scherr, Jaap Swanenburg, and Rob de Bie Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy 2022 52:11, 709-725

