
Comprendere e gestire l’artrosi del ginocchio
Maggio 10, 2026Chi ha a che fare con patologie del tendine si trova spesso sommerso da termini tecnici e spiegazioni infinite su cause, trattamenti e gestione, soprattutto se pratica attività sportiva.
Magari ti hanno detto che hai una “tendinite” e ti aspettavi che passasse con il riposo. La delusione che provi è comprensibile ma nasce da un’informazione superata. Il tendine dolente, infatti, non è un tessuto infiammato, bensì un sistema in disequilibrio, dove carico meccanico, risposta immunitaria e alterazioni vascolari si intrecciano in un ciclo che si autoalimenta[1].
Perché oggi si dice “tendinopatia” e non più “tendinite”?
La parola ‘tendinite’ finisce in “-ite”, e in medicina quel suffisso indica un’infiammazione acuta. Il problema è che nella maggior parte dei casi di dolore tendineo persistente quell’infiammazione acuta classica non c’è. Usare ‘tendinite’ ti porta a pensare che basti un antinfiammatorio o qualche giorno di riposo per risolvere, ma non è così che funziona.
Per questo gli esperti preferiscono “tendinopatia”: è un termine più corretto, che include tutto quello che avviene nel tendine: dolore, cambiamenti nelle cellule, alterazioni della struttura senza ridurlo a una semplice infiammazione.[1].
Perchè il riposo non basta
Quando il tendine riceve troppo carico, o al contrario troppo poco, le sue cellule (i tenociti) perdono l’equilibrio metabolico che normalmente mantengono. Cambiano il modo in cui producono energia, accumulano depositi lipidici e questo altera la qualità della struttura che sostiene il tendine[2][3][4].
E’ per questo che il riposo peggiora le cose invece di risolverle: il tessuto ha bisogno di uno stimolo controllato, non di inattività.
Cosa avviene nel tendine a livello biologico
A livello biologico, la tendinopatia si sviluppa quando il tendine viene sottoposto a uno stress meccanico eccessivo o a un rapido cambiamento di carico che supera la sua capacità di adattamento. Questo innesca un circolo vizioso patofisiologico (definito “tendinopathic loop”).
La struttura ben ordinata di collagene di Tipo I (la forma forte e ordinata) si frammenta e viene sostituita da collagene di Tipo III, una forma più debole e disorganizzata, depositata in modo caotico. Si verifica un accumulo di proteoglicani (sostanze che trattengono acqua ) e sostanza fondamentale che richiamano acqua, causando un rigonfiamento del tessuto. Crescono inoltre nuovi microvasi aberranti, accompagnati da sottili fibre nervose sensoriali che rilasciano neurotrasmettitori (sostanze chimiche che trasmettono il segnale doloroso)[5].
L’ecografia e la risonanza magnetica ti possono ingannare
Esiste una marcata discrepranza tra ciò che si vede all’ecografia o alla risonanza e ciò che senti realmente. Anomalie strutturali sono comuni anche in persone completamente asintomatiche.
Il punto è: i tendini patologici presentano porzioni di tessuto sano e ben allineato (la “ciambella”) sufficienti a compensare l’area disorganizzata (il “buco”). La diagnosi e il monitoraggio devono rimanere prevalentemente clinici e funzionali, non basati sui referti radiologici.
Comprendere questo paradigma riduce l’impatto negativo dei referti “catastrofici” che spesso causano paura del movimento ed evitamento del carico[6].
I principali sintomi di una tendinopatia
- Dolore localizzato e dose-dipendente: Il dolore è tipicamente ben circoscritto alla sede del tendine interessato (es. polo inferiore della rotula o corpo centrale/inserzione del tendine d’Achille) e non tende a irradiarsi. Aumenta in modo proporzionale alla magnitudo e alla velocità del carico applicato: attività veloci che richiedono accumulo e rilascio di energia elastica (come salti, sprint, scatti e cambi di direzione) evocano un dolore maggiore rispetto a movimenti lenti o a basso carico.
- Fenomeno del riscaldamento: Nelle fasi iniziali o intermedie, il dolore e la rigidità si presentano all’inizio del movimento o dell’allenamento, ma tendono ad attenuarsi o scomparire dopo pochi minuti di riscaldamento.
- Rigidità mattutina o dopo inattività: È molto frequente avvertire dolore e rigidità al mattino ai primi passi appena scesi dal letto (“morning stiffness”) o quando ci si rimette in movimento dopo essere stati seduti a lungo.
- Reazione ritardata nelle 24 ore: Il tendine risponde all’eccesso di sollecitazione con un aumento del dolore o della rigidità il giorno successivo o nelle 24 ore successive all’attività.
- Gonfiore e ispessimento locale: Il tendine può presentarsi visibilmente o palpabilmente ispessito o leggermente gonfiabile a causa dell’accumulo di fluidi e proteoglicani nella matrice.
- Perdita di funzione e calo delle prestazioni: Si riduce la tolleranza allo sforzo e la capacità del tendine di agire come una molla efficiente, compromettendo la velocità, l’agilità e la potenza[7].
Capiti i sintomi, la domanda successiva è: come si tratta?
Come bisogna riabilitare il tendine
La riabilitazione della tendinopatia si basa su un solo pilastro: l’esercizio terapeutico.
La chiave è la modulazione del carico: non significa fermarsi del tutto, ma ridurre o sostituire temporaneamente solo le attività che provocano dolore (salti, sprint, cambi di direzione veloci) mantenendo il tendine attivo entro limiti tollerabili.
Fase 1: Isometria
Nella fase iniziale, quando il tendine è molto irritabile, l’obiettivo è ridurre il dolore senza sottoporre il tessuto a forze dinamiche. Si usano contrazioni statiche mantenute per 30-45 secondi, al 70-80% della tua forza massima, ripetute 4-5 volte con pause di recupero[8].
Fase 2: Heavy Slow Resistance
Quando il dolore è sotto controllo, si passa a movimenti dinamici pesanti ed eseguiti lentamente tipicamente 3 secondi per salire e 3 secondi per scendere, per un totale di 6-7 secondi a ripetizione. I carichi partono leggeri (circa 15 ripetizioni massime) e progrediscono fino a carichi molto pesanti (6 ripetizioni massime), circa 3 volte a settimana.
Questo stimola la sintesi di collagene e aumenta la rigidità del tendine. Lo stimolo chiave è la deformazione meccanica del tessuto (circa il 4,5-6,5%) indipendentemente dal fatto che la contrazione sia concentrica o eccentrica[9].
Fase 3: Accumulo e rilascio di energia
Quando il tendine ha recuperato forza e rigidità, bisogna riallenarlo a funzionare come una molla: accumulare e rilasciare energia elastica ad alta velocità. Si introducono gradualmente salti, decelerazioni, sprint e cambi di direzione.
Questa è la fase più provocativa, quindi va programmata con attenzione: ogni 2-3 giorni, per dare al tendine 48-72 ore di recupero tra una sessione e l’altra.
Isometria, heavy slow resistance, esercizi concentrici, eccentrici e pliometria stimolano tutti la sintesi di collagene, ma il tipo di contrazione è meno importante rispetto all’intensità e al tempo totale sotto tensione.
Fase 4: Ritorno allo sport
L’ultima fase reintegra progressivamente l’atleta negli allenamenti di squadra e nella competizione, replicando i volumi, le velocità e l’imprevedibilità del gesto specifico del proprio sport.
Gestione in-season vs off-season
Durante la stagione agonistica, è molto complesso guarire da una tendinopatia. L’obiettivo primario è la gestione sintomatica per garantire la performance: si utilizzano esercizi a basso carico e a basso dosaggio e si modifica il carico sportivo (riduzione di salti e decelerazioni) senza pretendere un rimodellamento biologico.
Fuori stagione, invece, si mira a ripristinare la piena capacità del tendine di accumulare e rilasciare energia elastica tramite una programmazione con esercizi che vanno dai più semplici fino ad avvicinarsi al gesto sportivo.
Quanto tempo ci vuole?
Non ci sono tempistiche fisse. La progressione da una fase all’altra dipende dalla risposta sintomatica: se il dolore aumenta o la rigidità peggiora nelle 24 ore successive, si torna indietro o si riduce il carico. La pazienza e la costanza contano più della velocità.
Bibliografia:
[1]Gehwolf R, Tempfer H, Cesur NP, Wagner A, Traweger A, Lehner C. Tendinopathy: The Interplay between Mechanical Stress, Inflammation, and Vascularity. Adv Sci (Weinh). 2025 Sep;12(36):e06440. doi: 10.1002/advs.202506440. Epub 2025 Aug 26. PMID: 40855996; PMCID: PMC12463082.
[2]Kjær M, Magnusson P, Krogsgaard M, Møller JB, Olesen J, Heinemeier K, et al. Extracellular matrix adaptation of tendon and skeletal muscle to exercise. Journal of anatomy. 2006;208(4):445-50\.
[3]Kubo K, Ikebukuro T, Maki A, Yata H, Tsunoda N. Time course of changes in the human Achilles tendon properties and metabolism during training and detraining in vivo. European journal of applied physiology. 2012;112(7):2679-91\.
[4]Bohm S, Mersmann F, Aram-patzis A. Human tendon adapta-tion in response to mechanical loading: a systematic review and meta-analysis of exercise intervention studies on healthy adults. Sports medicine-open. 2015;1(1):1-18\.
[5]Millar NL, Silbernagel KG, Thorborg K, Kirwan PD, Galatz LM, Abrams GD, Murrell GAC, McInnes IB, Rodeo SA. Tendinopathy. Nat Rev Dis Primers. 2021 Jan 7;7(1):1. doi: 10.1038/s41572-020-00234-1. Erratum in: Nat Rev Dis Primers. 2021 Feb 3;7(1):10. doi: 10.1038/s41572-021-00251-8. PMID: 33414454.
[6]Turner J, Malliaras P, Goulis J, Mc Auliffe S. “It’s disappointing and it’s pretty frustrating, because it feels like it’s something that will never go away.” A qualitative study exploring individuals’ beliefs and experiences of Achilles tendinopathy. PLoS One. 2020 May 29;15(5):e0233459. doi: 10.1371/journal.pone.0233459. PMID: 32469914; PMCID: PMC7259496.
[7]Vicenzino B, de Vos RJ, Alfredson H, Bahr R, Cook JL, Coombes BK, Fu SN, Gravare Silbernagel K, Grimaldi A, Lewis JS, Maffulli N, Magnusson SP, Malliaras P, Mc Auliffe S, Oei EHG, Purdam C, Rees JD, Rio EK, Scott A, Speed C, Akker-Scheek IVD, Weir A, Wolf JM, Zwerver J. ICON 2019-International Scientific Tendinopathy Symposium Consensus: There are nine core health-related domains for tendinopathy (CORE DOMAINS): Delphi study of healthcare professionals and patients. Br J Sports Med. 2020 Apr;54(8):444-451. doi: 10.1136/bjsports-2019-100894. Epub 2019 Nov 4. PMID: 31685525.
[8]Goom TS, Malliaras P, Reiman MP, Purdam CR. Proximal Hamstring Tendinopathy: Clinical Aspects of Assessment and Management. J Orthop Sports Phys Ther. 2016 Jun;46(6):483-93. doi: 10.2519/jospt.2016.5986. Epub 2016 Apr 15. PMID: 27084841.
[9]Malliaras P. Physiotherapy management of Achilles tendinopathy. J Physiother. 2022 Oct;68(4):221-237. doi: 10.1016/j.jphys.2022.09.010. Epub 2022 Oct 21. PMID: 36274038.

